Correndo con le forbici in mano
Il mio primo scontro con la realtà, il primo di cui abbia memoria diretta almeno, risale all’incirca a quindici anni fa. Avevo sette o otto anni, non ricordo di preciso.
Era la fine di un giorno di scuola come tanti, le lezioni erano appena terminate e il suono dell’ultima campanella, con la sua quotidiana regolarità, ci intimava di abbandonare le aule, per concedere a quelle quattro pareti troppo bianche e troppo strette un po’ di meritato riposo.
Di solito ero una delle prime a sgattaiolare fuori, se non altro per poter assicurare a me e al mio pachidermico zainetto un posto sulle poche panchine disponibili che qualche anima buona aveva piazzato per i poveri figli di degeneri genitori lavoratori ritardatari, ma quella volta, mentre gli altri sgambettavano verso il cortile urlando e strattonandosi come ogni giorno, io attraversai il corridoio con la pesantezza d’animo del condannato a morte, che sa che ogni passo avanti è un passo in meno verso la fine. Varcai il cancello per ultima, con gli occhi mogi e tristi, cosa piuttosto inusuale quando sapevo che ad attendermi all’uscita avrei trovato mio padre.
E infatti, l’incongruenza gli saltò subito agli occhi.
Categoria: I have a dream... | Blog reactions | 0 commenti


Mi è capitato altre volte di non scrivere per un po’, non tanto per mancanza di tempo quanto per latitanza ispirativa. Voi che mi seguite nell’ombra dovreste aver imparato ormai che ciò accade di solito quando nella mia vita avviene un cambiamento. Non importa tanto che esso sia positivo o negativo, ma fondamentalmente è qualcosa che arriva silenzioso e inaspettato e dà uno scossone all’agognato equilibrio che ormai da tempo cerco di ricostruire invano.
Noi umani siamo succubi
Ho accantonato la musica da tempo, come ho fatto e continuo a fare con tutto ciò per cui non mi sento sufficientemente capace da essere considerata brava.
