Cronaca di un’infanzia ormai perduta
In questi giorni mi capita spesso di ammazzare il tempo ponendomi delle domande del tipo qual è il mio posto nell’universo? La mia unicità ha un senso oppure sono un umile ingranaggio tra l’altro non sufficientemente oliato di un ben più ampio, complicato e alquanto discutibile progetto?
Qual è il mio ruolo? Io, modestissima rotella dentata, servo effettivamente a qualcosa in questo mondo barbaro e crudele?
Questi interrogativi si sovrappongono nella mia mente provocando un evidente senso di disagio che ahimé è ben visibile a tutti.
In più, a volte c’è un’altra domanda che si insinua nei meandri dei miei pensieri fino a scavalcare tutte le altre e che suona più o meno così: perché mi faccio certe domande?
Scrivo questo post perché credo di essere arrivata finalmente ad una soluzione e volevo vantarmene con voi.
Non c’è dubbio: ho avuto un’infanzia infelice.
Ma per rendervi partecipi del mio male di vivere devo necessariamente fare un salto indietro, alquanto doloroso vi confesso, nei miei anni verdi… la mia fanciullezza.
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare | 12 commenti



