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Son figlio unico… la mia casa è vuota senza me! …pascalidudu, pascalidudu, pascalidudu…

29maggio.pngQualche giorno fa ho letto sul giornale un articolo che mi ha lasciato di stucco: gli agricoltori del Guangxi, una delle regioni autonome della Cina meridionale, si sono ribellati contro la legge del figlio unico, che impone il divieto di avere più di un figlio (a meno che non si abbia un permesso speciale, come ad esempio quando il primogenito nasce disgraziatamente femmina). Sembra che la pesante politica di controllo delle nascite, intrapresa dal governo cinese dopo la morte di Mao per contenere il preoccupante incremento demografico del paese, abbia superato il limite. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a quanto pare, è stata la bella idea del governo locale di inviare in giro per le città squadre per il controllo familiare, incaricate di stanare i terribili secondogeniti e multare i genitori degeneri, pignorando qualche oggetto di valore in caso di mancato pagamento. E così i miti contadini, stufi di sopportare simili angherie, sono scesi in strada e, in circa 20.000, hanno fatto l’imitazione dell’incredibile Hulk, lanciando pietre, rovesciando auto e appiccando incendi.
Il tutto mentre qui in Italia, un paio di anni fa, il governo provò addirittura a regalare 1000 euro alle mammine recidive, pur di avere qualche marmocchietto in più in giro per il bel paese.

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Elogio della bruttezza

24maggio.pngVi ho lasciato con le mie perplessità sul nuovo serial di Italia 1, Ugly Betty, promettendovi a breve delucidazioni sul perché del mio giudizio semi-negativo.
Bene, la motivazione principale è la seguente: incuriosita dai millesettecentocinquanta spot al minuto con cui hanno pubblicizzato la prima puntata di questo sensazionale evento tv, ho fatto la cosa che ultimamente mi riesce meglio: cercare su Google.
Sono riuscita facilmente a risalire al fatidico nome della protagonista, la presunta nuova eroina di tutte le donne “normali” di questa terra, che preferiscono spendere 2,50 euro per un cono gelato piuttosto che per farsi estirpare le sopracciglia e che a delle sexy autoreggenti rispondono con un molto più intrigante solco rosso-bluastro impresso come un marchio a fuoco sul polpaccio dai gambaletti coop, II color carne. L’eroina in questione è una tale America Georgine Ferrera, mia quasi coetanea, che vanta nella sua carriera cinematografica colossal del calibro di “4 amiche e un paio di jeans”, nonché la partecipazione a ben un intero episodio di CSI.
Vi presento Giorgina.

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Ciao, mi chiamo Aurora e sono telefilmdipendente

19maggio.pngNDA Questo post risulterà comprensibile solo a chi, come me, è vittima di una strana malattia, diffusasi notevolmente negli ultimi anni, che provoca assuefazione a qualunque genere di prodotto televisivo, rigorosamente non italiano, che abbia le caratteristiche della serialità, cioè l’essere suddiviso in parti destinate ad essere trasmesse in televisione in giorni diversi e del sadismo, cioè la capacità di fare uscire pazzi tutti quelli che lo seguono, interrompendosi inevitabilmente un momento prima che il significato profondo del tutto venga svelato. Per tutti coloro che vogliono cimentarsi nella lettura, pur non essendo afflitti di questo male, raccomando la massima prudenza: il rischio di un contagio è elevatissimo e non me ne assumo la responsabilità.

Chi mi conosce sa che l’unica ragione che mi trattiene dal compiere un gesto insano e disperato

(tipo questo)



è l’esistenza dei serial tv americani.

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Un inutile spargimento di sangue

14maggio.pngQuando dico che ho paura delle iniezioni tutti mi scherzano.
E’ più forte di me. Il bambino che dice “già fattoooooo? E’ pic!” mi fa più o meno lo stesso effetto di Chucky la bambola assassina che canticchia 1,2,3… adesso tocca a te! 4,5,6… morto tu sei! e quando devo percorrere il tragitto che mi porta dalla mia casetta ad una stanzona asettica e piena di aghi assetati di sangue, mi sento tanto Sean Penn nell’ultimo quarto d’ora di Dead man walking.
Ma tutti mi scherzano. Nessuno capisce che il mio è un terrore dalle radici antiche, scandito anno dopo anno da episodi traumatici che si ripercuotono inevitabilmente sulla mia psiche e che mi portano a evitare come la peste i laboratori di analisi cliniche e ormonali.

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Ma di vita non ce n’è una sola?

11maggio.pngLa prima cosa che faccio quando mi trovo davanti un computer provvisto di connessione internet è correre nel mio blog a vedere se ci sono nuovi commenti.
La seconda cosa, anzi la terza se contiamo i 5 minuti passati a disperarmi perché non ci sono nuovi commenti, è vedere cosa succede nel mondo.
Soprattutto quando sono a Bari, come in questo momento, con l’orologio di windows che minuto dopo minuto scandisce le monetine che dovrò estrarre dal portafoglio per pagare colui che possiede la tecnologia (aka internet point), mi limito a dare una rapida occhiata ai titoli, con l’intento di leggere per intero solo articoli che parlino di esplosioni nucleari, di sofferenze atroci e/o tortura e/o sfigurazione di alcuni personaggi dello spettacolo o dell’ultima sagra della salsiccia in Puglia.
Oggi, invece, ho contravvenuto ai miei iniziali propositi.
Il motivo, quasi mi viene da ridere, ma anche da piangere a pensarci, è questo: Anche Second Life scopre il crimine.

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