Tarareando
Treno R 12478, ore 14.15.
Uno. In sottofondo Petra Magoni canta Imagine, Ferruccio Spinetti la accompagna dolcemente e la signora seduta due file dietro di me fa le controvoci, decantando il menù della cena. Scopro che i peperoni ripieni e la pace nel mondo sono due argomenti sorprendentemente affini.
Due. C’è il sole, anche se Tonino giurava il contrario. Questo provoca due conseguenze importanti, una buona e una cattiva. Quella cattiva, perché si parte sempre dal peggio, è che la soglia massima di esalazioni tossiche che ogni singolo pendolare di ritorno da una mattinata di lavoro, qualunque sia la sua occupazione, ha il diritto di emanare è stata ampiamente superata. Quella buona è che quel puntino giallo caldo che di solito mi snobba con eleganza, per una volta ha deciso di non ignorarmi, permettendo a quello che mio padre definisce l’unico apporto genetico non distruttivo fornitomi da mia madre di venire alla luce: le lentiggini.
Se le esalazioni non mi uccideranno, stasera potrò sfoggiarle con orgoglio.
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