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Per i miei due pupazzotti…

30gennaio08.pngIo non credo nel paradiso degli uomini, ma in quello dei cani sì.

I cani se lo meritano un paradiso.

Secondo me, il paradiso dei cani è aperto ad ogni cane del mondo, senza distinzione di colore o di razza.
Ci vanno proprio tutti, prima o poi, senza eccezioni, perché nessun cane è mai stato cattivo, né mai nessuno lo sarà.

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Io, come il Nasdaq

22gennaio08.pngTornare sul mercato dopo un lungo periodo di assenza è più difficile di quanto si pensi.

Soprattutto se, come nel mio caso, tre anni abbondanti di incondizionata fedeltà sono stati preceduti da circa dieci anni di galoppante imbranataggine, a loro volta anticipati da altri dieci anni passati in compagnia di Barbie di ogni tipo crogiolandosi nella convinzione, in realtà piuttosto lungimirante, che i maschi sono antipatici, stupidi e puzzano.

Nelle mie condizioni, l’unico modo per non sprofondare nel cupo baratro della depressione da incapacità di rimorchio è persuadersi che le cose non funzionano più come prima, i tempi sono cambiati e bisogna adeguarsi.

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Scrivere o non scrivere, questo è il dilemma

18gennaio08.pngL’aspetto più brutto della fine di una storia non è il dover improvvisamente cambiare le proprie abitudini, il doversi adeguare alla mancanza di una persona che ti è stata vicino per anni e che all’improvviso non è più utilizzabile come punto fermo della tua vita o la rinuncia forzata ad una realtà che, nonostante i problemi, tutto sommato non ti dispiaceva.

Dopo due mesi abbondanti dal fattaccio, sono arrivata a questa consapevolezza: l’aspetto più brutto della fine di una storia è che, per un periodo ragionevolmente lungo, non puoi più scrivere sul blog tutto ciò che vorresti.

E se ci pensate bene non è affare da poco.

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Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser

6gennaio08.pngNon so cosa raccontare prima.
E cosa raccontare e cosa no.
Di certo di cose da dire ce ne sarebbero, più o meno tante quante sono le cose indicibili che sono accadute in queste lunghe vacanze natalizie e che per decenza e per buon senso evito di riportarvi.

Ad esempio potrei raccontarvi della mia festa di compleanno.
Del fatto che gli invitati si siano cortesemente impegnati in una lenta opera di autodistruzione, lasciando integre le mura domestiche, con grande gioia di mammà; o ancora degli otto vassoi di pizza e della torta per trenta persone comprata nella pasticceria più costosa della città, frutto dei sensi di colpa cronici dell’ex compagno di mia madre che, in questo modo, ha pensato bene di sdebitarsi per i dieci anni di vita che mi ha fatto perdere in altrettanti di convivenza.
E devo dire che in parte ci è riuscito.

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