Onyrica

23marzo09.png

Piano respira e piano cammina.

Passi lenti, circolari, ragionati. Pesanti, ampi, inutili.

Passi scanditi dall’illusorietà dei luoghi chiusi, dove l’incedere non serve a portarti altrove, ma ti rende padrone del tempo e dello spazio.
Ma quale tempo, quanto spazio.

Il letto disfatto e le mura in penombra sono testimoni e custodi della tua ricerca. Calpesti la polvere, lasci tracce. Le ricalchi, una volta, due volte, una volta ancora. Vagabondare su se stessi ha un beneficio, perdi i pensieri, ma non l’orientamento. Sai già dove stai andando e il punto di arrivo non è frutto della distanza, ma del momento.

L’attimo giusto, è quella la meta.

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Toccata e fuga

9marzo09.pngHo accantonato la musica da tempo, come ho fatto e continuo a fare con tutto ciò per cui non mi sento sufficientemente capace da essere considerata brava.

Non ho mai avuto una particolare vocazione per il mondo dei suoni, ma l’ho sempre trovato affascinante. C’è stato un tempo in cui preferivo le scale naturali a Bim Bum Bam e non trovavo passatempo più entusiasmante dell’incastrare accordi, prettamente minori e solitamente inesistenti, usando in realtà i tasti bianchi solo per riempire i vuoti che quelli neri non erano in grado di gestire da soli. Lo spirito malinconico è una delle mie tante precocità.

All’epoca mi sentivo brava. Del resto, i miei unici spettatori erano mia madre, i miei cani e nelle occasioni speciali AmicaT, ossia in assoluto gli esseri, umani e non, più propensi a farmi sentire, ognuno a suo modo, migliore di quello che sono. Io suonavo. Loro sorridevano e scodinzolavano. E a me piaceva.

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