La maledizione dello Scripta manent (o del perché le parole talvolta mi rendono inquieta)

3maggio09.pngMi è capitato altre volte di non scrivere per un po’,  non tanto per mancanza di tempo quanto per latitanza ispirativa. Voi che mi seguite nell’ombra dovreste aver imparato ormai che ciò accade di solito quando nella mia vita avviene un cambiamento. Non importa tanto che esso sia positivo o negativo, ma fondamentalmente è qualcosa che arriva silenzioso e inaspettato e dà uno scossone all’agognato equilibrio che ormai da tempo cerco di ricostruire invano.

Il mutismo letterario che deriva da queste occasioni può avere più di una giustificazione. Da una parte, è la concreta manifestazione della classica sensazione del non aver parole, preambolo di un periodo più o meno lungo di meditazione che permetterà di metabolizzare la cosa e riprendere in mano la penna. D’altro canto, potrebbe essere anche pura e semplice omertà, il non voler esternare i propri pensieri lì dove hanno libero accesso tutti coloro che vogliono. Un non voler mettere le carte in tavola, insomma, per preservare quanto c’è di più bello nelle vicende umane, ossia l’imprescindibile grado di indeterminatezza che ne vivacizza le sorti.

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