Amor di momma
Vi ho già parlato di lei in un paio di occasioni, ma non bastano.
Un intero libro non basterebbe.
Neanche Wikipedia sarebbe in grado di descriverla in tutte le sue mutevoli sfaccettature. Io mi limiterò a farne un sunto, non assolutamente esaustivo, in tre puntate.
Inizialmente, l’idea era quella di dedicarle un singolo post, ma in questo modo sarei stata costretta ad omettere troppe cose e dato che, come dice Chuck Palahniuk, per digerire la nostra vita bisogna trasformarla in storie, sento un assoluto bisogno, per evitare un’indigestione, di raccontarvi il più possibile dell’ambiente traviato nel quale mi ritrovo, mio malgrado, a tirare avanti.
Quindi sedetevi comodi e abbiate pazienza: signori e signore vi presento la mia unica, incredibile, irripetibile, inarrivabile, incomprensibile e ineguagliabile mamma.
O meglio, da quando si è laureata, Dott. ssa mamma. Lei ci tiene moltissimo.
-Mà, io sto uscendo… vado a mangiare una pizza.-
- Vabbè… -
- Tu che fai? -
- Non lo so, guardo la tv. E tu? -
Mia madre è così. C’è chi la definirebbe distratta, svampita, chi, più semplicemente, psicopatica. Io ho ormai imparato che sarebbe molto più facile dimostrare una volta per tutte e in maniera inconfutabile l’origine dell’universo, piuttosto che cercare di darle una definizione. Per questo mi limito ad osservarla e descriverla. Senza giudizi.
Per potervela far conoscere, almeno un pochino, ho selezionato i tre ambiti in cui, quando si esprime, mamma dà il meglio di sé: le compere, i rapporti con i vicini e il fai-da-te. In realtà ci sono molti altri contesti in cui mia madre dà il “meglio” di sé, ma ho scelto questi in particolare perché sono in grado di evocare il meglio del meglio del meglio che c’è in lei.
Ma procediamo con ordine.
MOM and shopping
Vi racconterò un episodio modello, giusto per darvi un assaggio dell’intricato e conflittuale rapporto tra il denaro e mia madre, che porta quest’ultima, inconsciamente, a prendere in estrema considerazione tutto ciò che costituisce un possibile oggetto di scambio, in grado di allontanare l’odiata carta filigranata dalle sue candide mani.
Qualche giorno fa ho sentito squillare il telefono. Succede spesso. Il più delle volte è una delle due carampane neolaureate che hanno condiviso con mia madre il tardo percorso universitario e che vogliono continuare a condividere con lei qualcosa di psicologico. In questi casi non c’è da preoccuparsi, il telefono rimarrà occupato per il resto del pomeriggio, ma per le emergenze c’è il cellulare e poi non mi chiama mai nessuno, quindi niente da ridire. Lei è contenta, l’amica è contenta, tutti siamo contenti.
L’allarme scatta quando al rituale “Pronto?” seguono pochi attimi di silenzio (cosa che di solito non accade) e poi un interessatissimo “Sì, sono io”.
Ora, io e mia madre abbiamo praticamente la stessa voce da papera raffreddata e distinguerci al telefono è piuttosto complicato. Questo, nel tempo, ha portato a costruire una solida prassi, secondo la quale chiunque telefoni per parlare con lei e non con me deve esordire con un secco “Uè” al quale, tipicamente, se rispondo io segue un “Aspè te la passo” e se risponde mia madre c’è un Uè di rimando che abilita l’interlocutore di turno a palesare la propria identità. Le regole sono queste.
Il sì sono io significa che dall’altra parte della cornetta c’è qualcuno che non conosce le regole. Un estraneo. E gli estranei di solito sono portatori di tentazioni alle quali la genitrice non sa resistere.
Nel caso in questione, la tentatrice è una centralinista dallo spiccato accento partenopeo, targata Telecom, che non vede l’ora di regalarci un computer portatile o fisso a seconda delle nostre esigenze. Noi abbiamo sia un portatile che un fisso, ma questo sembra non influenzare in alcun modo la conversazione, la quale si evolve in maniera semi-standard: mia madre ascolta, fa amicizia, stranamente dice che ne deve parlare con sua figlia perché è lei, sono io, che si occupa di queste cose. Dice di richiamare domani. Dopo qualche altro secondo di silenzio dice va bene, richiami tra mezz’ora.
Chiude e corre tutta eccitata nella mia stanza.
Devo dire che ne sono quasi lusingata. Di solito vengo a conoscenza dei suoi acquisti solo quando mi ritrovo un corriere polacco al citofono che mi vuole far firmare carte in arabo, ma stavolta ho il privilegio di poter fermare sul nascere l’istinto stipendicida. E così cerco di spiegarle che di solito queste offerte sono fasulle e che se proprio volessi un computer nuovo sicuramente risparmierei comprandolo in un negozio e che sì è vero che la signorina è tanto simpatica, ma che la cortesia è parte integrante del suo contratto e che se quando richiama le diciamo che non ci interessa non deve preoccuparsi, non la prenderà come un’ offesa personale.
Il muso che mi tiene per il resto della giornata è un effetto collaterale fisso, ma ormai sono risoluta nel mio ruolo di evitasfrattiepignoramenti e non mi lascio più commuovere dai suoi languidi occhioni azzurri.
In passato non ho avuto tanta fortuna. In casa abbiamo due Folletto, un Bimby, un set di pentole in acciaio inox, materassi in lattice, reti a doghe snodabili, surgelati Papillon, Tupperware di ogni forma e dimensione, svariati cordless Aladino, enciclopedia della salute, enciclopedia del bricolage, enciclopedia del giardinaggio, storia dell’uncinetto, atlante illustrato dei parassiti umani e animali, videocorso di taglio e cucito, etc. etc.
Io, dalla mia, non sono completamente innocente: in età pre-ragione ho contribuito all’accumulo di merci con corsi De Agostini di spagnolo e francese con fascicoli e modernissime audiocassette, una decina di libri Euroclub mai tolti dal cellophane (e probabilmente mai pagati, ma del resto mai richiesti), i quali hanno tutt’oggi un ruolo di prim’ordine nel garantire che il monitor del computer sia ad altezza ottimale per una perfetta posizione ergonomica e centinaia di schede di ricette a 1000 lire contornate da fantastiche fotografie a colori.
Ma io mi sono redenta, o quasi. Lei no.
E non dà ancora segni di cedimento.
to be continued…
Categoria: Lapsus Linguae




MITICA A.(mamma)! …ma perchè non scrivi i nomi… è un po’ inquietante per chi conosce te e le persone che nomini, questa identità segreta da teste di cuoio…
poi è buffo perchè quando uno le sente ’ste storie ci ride da morire e ti invidia, ma non ha idea di quello che significhi viverle… vedi mi’ padre(che tu ben sai..)!! Al compleanno dei 50 anni gli ho mandato un sms:
“beh?come ci si sente con mezzo secolo sul groppone?”
e lui:
“si è più stabili col baricentro più basso: il mezzo secolo non ce l’ho sul groppone…”
era il lontano 2004 e io sono 3 anni che cerco di autoconvincermi che parlasse della trippa….
non hai ancora pensato a creare un business con questa tua attività? non è da tutti, infatti, fermare in tempo chi è preso dalla sindrome spendereccia… tu con tua madre ci sei riuscita, davvero una campionessa!
moreee un po’ di contegno e che cacchiolo…
opopomoz sì anche io per un po’ ci ho pensato, ma sarebbe troppo faticoso… non credo che reggerei a viverla in prima persona e contemporaneamente a dover rileggere le sue malefatte impresse per sempre sulla carta stampata…
Io su mia madre ho in programma di scriverci un libro. Un paio di post glieli ho anche dedicati, ma non sono affatto esaurienti. Povere noi!
ehi ma lo sapete che cipo(scusa cipo) è una grandissima scrittrice??
e ceh io la amo tantissimooo???