Memories

2dicembre09.pngSono figlia unica, i miei genitori hanno avuto il buon senso di allontanarsi fisicamente non appena si sono resi conto dell’effetto catastrofico derivante dalla mescolanza dei loro geni e questa è stata una delle poche cose, se non l’unica sicuramente l’ultima, su cui sono riusciti a trovare un accordo.

Sono nata in una fredda giornata di dicembre, tra Natale e Capodanno. Ovviamente, non ne ho ricordi diretti, ma i racconti genitoriali sull’argomento si soffermano sempre e comunque su due soli elementi, non si parla mai di travaglio, dolore, né di ore di attesa o preoccupazione, le uniche due cose degne di nota della mia venuta al mondo sono queste: era ora di pranzo, era sabato. E dall’espressione che permea il viso dei miei cari quando ne parlano, credo non me l’abbiano ancora perdonato.

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Epica di fine Pasquetta

18aprile09.pngNoi umani siamo succubi

schiavi delle passioni,

nemici del buon senso

prede dei nostri umori.

Basta uno sguardo intenso

a sguinzagliar gli ormoni

E quasi mai c’è tempo

per le elucubrazioni.

Questo ci porta spesso

quasi in continuazione

a far false partenze,

se ne abbiamo occasione.

si fottano le apparenze!

ma non c’è soluzione.

Causa dell’insuccesso?

Non si usa la ragione.

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La risposta di matrimonio

6febbraio09.pngNO.

Se questo non ti è chiaro

rimedio col disegno

ma non sono sicura

di saper fare un segno

che riassuma con cura

ciò che realmente penso.

Ci vorrebbe un diario

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November rent

23novembre08.pngNon sono un tipo da trasloco. Decisamente non mi si addice.

Io non butto mai niente.
Conservo i vestiti, perché le mode ritornano sempre e così, quando una mia ipotetica figlia guarderà le vecchie foto, non mi odierà come io odio mia madre per aver distrutto uno splendido guardaroba anni ‘70 che mi avrebbe permesso di impiegare il mio tempo in modo più fruttuoso rispetto al fare anni e anni di fila alle casse dell’Oviesse.

Non butto i vecchi quaderni, i fogli su cui ho scarabocchiato cose incomprensibili in occasioni trascurabili e gli scontrini significativi e custodisco gelosamente i biglietti e le brochures di mostre, concerti, viaggi, film e conferenze che mi hanno colpito (positivamente e negativamente, quindi in linea di massima li conservo tutti e il più delle volte in due o più copie a seconda di quanti erano i miei compagni di viaggio).

Non butto i giornali su cui ci sono articoli interessanti e metto da parte le penne che non scrivono ma sono tanto carine, le sorprese delle Uova Kinder e tutto ciò che esce in regalo dalle confezioni di cereali, merendine, yogurt, etc.

Ho difficoltà perfino a disfarmi delle scatole di scarpe, vedendo in loro un potenziale da portaoggetti.

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On hazyday

4agosto08.pngIl prossimo che mi dice che fare vacanze in campeggio fa risparmiare lo impalo su una canadese.
E lascio ai temerari il gusto di scoprire se sto parlando di tende.

Qualche giorno fa, non avendo ottenuto l’affidamento congiunto per la meravigliosa tenda automontabile per la quale mi ero tanto prodigata l’anno scorso (mai mai mai comprare cose in comune in assenza di contratto prematrimoniale, MAI!. Ma mea culpa, non ho lottato abbastanza per difendere il mio diritto di maternità), mi è toccato un altro faticoso pellegrinaggio a Decathlon, il sacrosantissimo tempio dei campeggiatori.

Chi mi conosce ha ben presente quanto sia pericoloso introdurmi in un megastore, di qualsiasi tipo esso sia, soprattutto se ciò accade in periodo di saldi e io, per qualche strano motivo, ho effettivamente la necessità di comprare qualcosa al suo interno.

Se poi il supernegozione vende articoli sportivi, allora la mia ossessivo-compulsività raggiunge livelli inauditi.
Potrei passare ore in contemplazione di ogni singolo oggetto esposto, dalla camera d’aria a prova di foratura alle tute gommose da pescatore, Stendhal non sarebbe in grado di capire cosa provo di fronte a un corridoio pieno di palloni e palline di tutti i tipi, nessuno sarebbe in grado di capirmi e infatti nessuno mi capisce.

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