Correndo con le forbici in mano

30giugno09.pngIl mio primo scontro con la realtà, il primo di cui abbia memoria diretta almeno, risale all’incirca a quindici anni fa. Avevo sette o otto anni, non ricordo di preciso.

Era la fine di un giorno di scuola come tanti, le lezioni erano appena terminate e il suono dell’ultima campanella, con la sua quotidiana regolarità, ci intimava di abbandonare le aule, per concedere a quelle quattro pareti troppo bianche e troppo strette un po’ di meritato riposo.

Di solito ero una delle prime a sgattaiolare fuori, se non altro per poter assicurare a me e al mio pachidermico zainetto un posto sulle poche panchine disponibili che qualche anima buona aveva piazzato per i poveri figli di degeneri genitori lavoratori ritardatari, ma quella volta, mentre gli altri sgambettavano verso il cortile urlando e strattonandosi come ogni giorno, io attraversai il corridoio con la pesantezza d’animo del condannato a morte, che sa che ogni passo avanti è un passo in meno verso la fine. Varcai il cancello per ultima, con gli occhi mogi e tristi, cosa piuttosto inusuale quando sapevo che ad attendermi all’uscita avrei trovato mio padre.

E infatti, l’incongruenza gli saltò subito agli occhi.

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Onyrica

23marzo09.png

Piano respira e piano cammina.

Passi lenti, circolari, ragionati. Pesanti, ampi, inutili.

Passi scanditi dall’illusorietà dei luoghi chiusi, dove l’incedere non serve a portarti altrove, ma ti rende padrone del tempo e dello spazio.
Ma quale tempo, quanto spazio.

Il letto disfatto e le mura in penombra sono testimoni e custodi della tua ricerca. Calpesti la polvere, lasci tracce. Le ricalchi, una volta, due volte, una volta ancora. Vagabondare su se stessi ha un beneficio, perdi i pensieri, ma non l’orientamento. Sai già dove stai andando e il punto di arrivo non è frutto della distanza, ma del momento.

L’attimo giusto, è quella la meta.

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Toccata e fuga

9marzo09.pngHo accantonato la musica da tempo, come ho fatto e continuo a fare con tutto ciò per cui non mi sento sufficientemente capace da essere considerata brava.

Non ho mai avuto una particolare vocazione per il mondo dei suoni, ma l’ho sempre trovato affascinante. C’è stato un tempo in cui preferivo le scale naturali a Bim Bum Bam e non trovavo passatempo più entusiasmante dell’incastrare accordi, prettamente minori e solitamente inesistenti, usando in realtà i tasti bianchi solo per riempire i vuoti che quelli neri non erano in grado di gestire da soli. Lo spirito malinconico è una delle mie tante precocità.

All’epoca mi sentivo brava. Del resto, i miei unici spettatori erano mia madre, i miei cani e nelle occasioni speciali AmicaT, ossia in assoluto gli esseri, umani e non, più propensi a farmi sentire, ognuno a suo modo, migliore di quello che sono. Io suonavo. Loro sorridevano e scodinzolavano. E a me piaceva.

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Viva la France!

28gennaio09.pngCiao, sono Aurora e sono una web 2.0-addicted senza vergogna.

Dopo il blog, Opsonline, Corridoiovirtuale, Myspace e Facebook, le mie malcelate tendenze esterofile si sono coniugate con la mia dipendenza conferendole nuove tinte: ho iniziato un corso di francese online.

Da ieri, sono ufficialmente parte di una community che si prodiga per la diffusione delle lingue come punto di incontro tra le culture e le genti. Io ascolto, compilo, scrivo, leggo e registro e centinaia di communisti dal cuore gentile commentano le mie performance, lodando il mio courage e correggendo i miei strafalscions, aspettandosi in cambio, povere gioie, che io possa contribuire in qualche modo al loro apprendimento della lingua italiana.

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Questione di geni(o)

6novembre08.pngSono esattamente come te.

Odio l’inevitabile qualunquismo in cui si scade quando si cede la propria unicità in cambio del rassicurante abbraccio di una folla, non sopporto le fughe non costruttive e la contemplazione fine a se stessa.

Adoro il buon cibo e le grandi abbuffate, il sentirsi già pieni alla fine degli antipasti, ma trovare sempre e comunque posto per il dolce,  a volte uso l’alcool come antidoto alla timidezza, ma mai alla vita e mi sorprendo per cose che gli altri non notano.

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