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Tarareando

7maggio.pngTreno R 12478, ore 14.15.

Uno. In sottofondo Petra Magoni canta Imagine, Ferruccio Spinetti la accompagna dolcemente e la signora seduta due file dietro di me fa le controvoci, decantando il menù della cena. Scopro che i peperoni ripieni e la pace nel mondo sono due argomenti sorprendentemente affini.

Due. C’è il sole, anche se Tonino giurava il contrario. Questo provoca due conseguenze importanti, una buona e una cattiva. Quella cattiva, perché si parte sempre dal peggio, è che la soglia massima di esalazioni tossiche che ogni singolo pendolare di ritorno da una mattinata di lavoro, qualunque sia la sua occupazione, ha il diritto di emanare è stata ampiamente superata. Quella buona è che quel puntino giallo caldo che di solito mi snobba con eleganza, per una volta ha deciso di non ignorarmi, permettendo a quello che mio padre definisce l’unico apporto genetico non distruttivo fornitomi da mia madre di venire alla luce: le lentiggini.
Se le esalazioni non mi uccideranno, stasera potrò sfoggiarle con orgoglio.

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La felicità esiste, ne ho sentito parlare…

16luglio06.pngE’ finita… e vi prego, che nessuno di voi si permetta di fare la voce impostata e ricordarmi che è appena cominciata.

Voglio cullarmi nell’illusione di aver raggiunto un traguardo almeno per i prossimi due mesi, voglio godermi l’ansia che mi assalirà alle spalle quando mi renderò conto che adesso effettivamente non posso fare altro che aspettare, voglio gioire della megainsolazione e delle spalle ustionate che avrò tra pochi giorni, perché sono due anni che non ho la soddisfazione di tirarmi via la pellecchia e sono due anni che non do a mia madre la soddisfazione di mettermi una patata a fettine in faccia e avvolgermi nel cellophane con la scusa che assorbe la bruciatura.

E lo so che non è un vero e proprio traguardo, ma almeno la maglia gialla l’ho conquistata… anzi direi di più la maglia a pois e qui vi lascio nel dubbio, se la mia sia effettiva competenza ciclistica (con tutto il senso filosofico che ne deriverebbe) o una semplice propensione per l’abbigliamento trash.

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Non sarà che tutti muoiono perché è gratis?

25agosto05.pngE’ sconcertante. Si sono messi d’accordo.
Dopo un’attesa spasmodica dell’alba del nuovo millennio, resisi conto che la seconda migliaia di cambiamenti ne ha portati ben pochi e di certo non in meglio, hanno deciso in massa di passare in anticipo a miglior vita.

Il mio palazzo si sta svuotando. Uno dopo l’altro, le pompe funebri ci hanno proposto uno sconto comitiva.
E la cosa grottesca è che tutto questo succede in ordine di piano. Se avete visto Final Destination potrete ben immaginare la mia preoccupazione.

Mia madre vuole cambiare casa, dice che è meglio non rischiare.
Io, dall’alto del mio solito cinismo le suggerisco di aspettare un altro po’, così potremo comprarci l’intera palazzina.
Non voglio essere considerata un mostro per quello che dico, non mi vogliate male… è anche questo un modo di reagire.
Forse sono solo spaventata, chi lo sa.

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Due rette parallele si incontrano all’infinito quando ormai non gliene frega più niente

13maggio05.pngEccomi di nuovo qui.
Non per molto.
Non per sempre.
Non per caso, comunque.

A chi di voi ha celatamente sofferto della mia assenza è dedicato questo post.
Solo poche e misurate parole, per dare un senso al vostro dolore.

Spero che nessuno di voi, ignari della causa di questo lungo silenzio, abbia mai pensato ad un vile e ingiustificato abbandono.
Tuttavia, poiché sono quasi certa che qualcuno sia stato così maligno da crederlo, mi appello all’in dubio pro reo e, pregandovi di essere giudici magnanimi e comprensivi, mi accingo a dare le mie ragioni.

La mia assenza virtuale di virtuale ha ben poco. Se non sono più qui, non scrivo da un po’ e non commento il motivo è semplice: non ci sono.
E non è un’assenza spirituale, come spesso è accaduto in quest’anno breve e intenso quanto enigmatico; il fatto è che proprio non ci sono.

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Aria No. 26: Sarabanda

21aprile05.pngDove siamo?
Chiese lei non volendo credere ad una risposta che già conosceva.
Siamo lontani da tutto… Natale è passato da una vita, Pasqua è ben lontana dietro l’orizzonte e l’Estate si gode ancora il suo lungo letargo, nascosta al centro degli innumerevoli strati concentrici del tempo che passa.
Siamo ad Aprile, il paese del sonno.
Dormono tutti?
Sognano.
E’ il caso di fermarsi a pensare.

Tu… tu… tu… tu…

Un telefono che suona libero e nessuno che risponde è la metafora perfetta della solitudine. Stai cercando qualcuno e quel qualcuno non c’è. O anche: stai cercando qualcuno e quel qualcuno c’è, ma non ti vuole. E non perché sia occupato a fare altro. Semplicemente non ti vuole.

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