The Doctor is in

21febbraio091.pngMi alzo alle 7, con largo anticipo.

Non lo facevo da tempo. Non ne ricordavo la sensazione.

Faccio parte della categoria di coloro che aprono gli occhi sul fotofinish, dove aprire è sinonimo di combattere contro la forza di gravità giusto quel tanto che basta per creare una feritoia tra le palpebre, un impercettibile varco che permetta agli zeitgebers di rompere i coglioni solo alla pupilla, mentre il resto del corpo può concedersi i famosi altri cinque minuti, che sono l’elemento determinante, come dimostrano numerosi studi di un certo calibro, nella valutazione complessiva della propria giornata.
In termini pratici: alla tipica domanda “Come è andata oggi?”, a cui di solito, se la mattina siamo riusciti a dormire altri cinque minuti e non è successo niente di particolare, diamo una risposta piuttosto neutra, del tipo “Nulla di che”, “Solita vita”, “Così e così”, la pupilla, la mia perlomeno, risponde sempre e comunque “Fottiti”.

Leggi tutto

Un lustro decisamente lustro

23gennaio09.pngC’era una volta una ragazzina con la testa per aria e il cuore sulla luna, di quelle timide e silenziose quanto basta per risultare antipatiche ai più e far innamorare i bruttini.

Aveva deciso di credere nella vera amicizia e nel vero amore, non preoccupandosi del fatto che avrebbe avuto meno probabilità di deludere le proprie aspettative dedicando la sua vita alla sconfitta della fame nel mondo o alla dimostrazione dell’esistenza degli alieni.

Così, aspettava, fiduciosa e paziente, l’arrivo di qualcosa di grande. Non un grande amore o una grande amicizia, ma semplicemente un grande qualcosa. E le ore passavano e si tramutavano in giorni e i giorni si sposavano e mettevano su famiglia diventando anni e gli anni si accoppiavano senza sosta rendendo il tempo un’orgia selvaggia e incessante.

La ragazzina non era né troppo felice, né troppo triste; chiamava attesa la solitudine e tanto le bastava per andare avanti. Del resto, aspettava qualcosa di grande.

Leggi tutto

Vedi Amsterdam e poi lavori

22gennaio09.png- Salve. Volete il menù?

- No, non ce n’è bisogno. Prendiamo quattro piatti di colesterolo cattivo in salsa piccante.

- Arrivano subito. Gradite anche un contorno? Abbiamo degli ottimi grassi idrogenati fritti fatti in casa.

- Mmm… sembrano buoni, ok.

- Da bere preferite acqua bianca o un bel tazzone di acqua marrone scuro al vago sentore di fondo di caffè?

- Acqua trasparente ne avete?

- Devo controllare. Basta così?

- Sì grazie. Quant’è?

- Millemila euro.

stunf

- Maah uagliù, stim sprecann nu sacc d sold sckitt p’ magnà… (trad. Caspita, ragazzuoli,  il solo desinare ci sta facendo scialacquare un bel po’ di pecunia).

Leggi tutto

La mia Rimini

30giugno08.pngRimini è occhi indiscreti e sabbia infinita. E gelati e bandiere naturalmente.

Il mare dal mio ombrellone non si vede neanche e non solo per colpa della balenottera in due pezzi leopardato spiaggiata sul lettino davanti.

No mamma, mica parlavo di te, tu sei alla mia destra.

Sono al numero 89.
Esattamente otto file di ombrelloni mi separano dalla riva. In realtà, essendoci tra una fila e l’altra giusto lo spazio necessario per stendere le braccia in avanti senza stendere al suolo qualcuno, non sono poi così lontana dal bagnasciuga.

Ma il mare non si vede comunque. Evidentemente abbiamo tutti braccia molto lunghe. Oppure mi sta calando la vista.

Leggi tutto

Il giorno del giudizio

1marzo.pngQuesta è una storia di amicizia e distruzione, che ai più risulterà incomprensibile.
Il che non è così grave visto che tali più, inibiti dalla sua prolissità, probabilmente si asterranno dal leggerla.
Per chi, invece, nonostante le raccomandazioni, volesse proseguire nella lettura questo potrebbe fornire un importante aiuto alla comprensione.

C’era una volta una fanciulla dai lunghi capelli, folti e rossi come la fiamma viva.
Ella non sapeva cos’era il lavoro, né conosceva la fatica e passava le sue giornate nell’ozio più completo, crogiolandosi nella sua fortunata condizione di nullafacente mantenuta.

Il suo nome era AmicaT.

Un giorno, mentre la dolce pulzella camminava per strada assorta nei suoi pensieri, le si avvicinò un uomo dall’età imprecisata, con vestiti logori e il viso ricoperto da escrescenze metalliche.

- C’hai ‘na sigaretta? - le chiese con voce rauca, scrutandola con un’espressione a metà strada tra la speranza e il disgusto.

Leggi tutto