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Il giorno del giudizio

1marzo.pngQuesta è una storia di amicizia e distruzione, che ai più risulterà incomprensibile.
Il che non è così grave visto che tali più, inibiti dalla sua prolissità, probabilmente si asterranno dal leggerla.
Per chi, invece, nonostante le raccomandazioni, volesse proseguire nella lettura questo potrebbe fornire un importante aiuto alla comprensione.

C’era una volta una fanciulla dai lunghi capelli, folti e rossi come la fiamma viva.
Ella non sapeva cos’era il lavoro, né conosceva la fatica e passava le sue giornate nell’ozio più completo, crogiolandosi nella sua fortunata condizione di nullafacente mantenuta.

Il suo nome era AmicaT.

Un giorno, mentre la dolce pulzella camminava per strada assorta nei suoi pensieri, le si avvicinò un uomo dall’età imprecisata, con vestiti logori e il viso ricoperto da escrescenze metalliche.

- C’hai ‘na sigaretta? - le chiese con voce rauca, scrutandola con un’espressione a metà strada tra la speranza e il disgusto.

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Waiting for Christmas

16dicembre07.png: Aurò… tu che fai a Natale?

Io: boh… penso il solito. Vigilia con te e Natale con papà.

: mi ha chiamato zio e ha detto se voglio andare a Roma.

Io: ah ok…

: ma io gli ho detto di no perché tu stai depressa e non ti posso lasciare da sola.

Io: io che?

: sei depressa.

Io: depressa?

: depressa.

Io: mmm… e da cosa si evince esattamente che sono depressa? Dal fatto che sto uscendo tutti i giorni e mi ritiro alle 4, oppure dal cambio di pettinatura e di guardaroba o l’indizio chiave è che finalmente quando squilla il telefono c’è un margine molto alto di probabilità che sia per me?

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Beata gioventù…

15novembre07.pngLa settimana scorsa ho iniziato a fare tirocinio in un centro di riabilitazione per bambini con disturbi dell’apprendimento.

Un bambino di undici anni, appena mi ha visto, ha detto che lui già non sopporta una sola psicologa figuriamoci due.
Detto questo, mi ha battuto a braccio di ferro.
Io ci stavo mettendo tutta la mia forza.

Un altro di otto anni, a cui la zingara meccanica del centro commerciale ha dato un bigliettino in cui c’era scritto che ha pochi soldi e ha bisogno di una fidanzata, mi ha detto che le bambine quelli con pochi soldi non li guardano nemmeno e quindi non la troverà mai una fidanzata se non si compra almeno casa e automobile.

Una bambina di dodici anni si è messa a urlare contro un ragazzo che la fissava in palestra e si è giustificata dicendo che lei è piccola e i ragazzi non devono ancora guardarla.

Un bambino di otto anni si è messo a starnutire mentre riordinava le sequenze di una storia e alla domanda “Hai il raffreddore?” ha risposto “No, sono solo allergico alle storie a sequenze”.

E io che non ci volevo lavorare con i bambini…

Grazie perché…

11novembre2007.pngNon credevo, ma la voglia di scrivere mi sta già ritornando.
Forse ora è il tempo che manca, ma presto tornerà anche quello.
Per il momento, prima di salire su un treno che mi porterà a passare una serata non so dove, non so con chi e non so perché, vorrei fare un piccolo discorso, di quelli che si fanno quando stai per laurearti, quando fai un compleanno importante, quando ti danno una promozione etc. etc.

Insomma, di quelli che fai quando c’è un mucchio di gente sorridente che ti ascolta e annuisce compiaciuta e siccome non capita spesso che ci sia un mucchio di gente ad ascoltarmi, anzi per la verità non capita mai, ora che ne ho la possibilità ne approfitto.

Quindi sedetevi comodi, prendete un pacco di patatine e godetevi questi ringraziamenti rigorosamente NON in ordine di importanza (le classiche mani avanti).

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Psicopatoillogicamente

9ottobre07.pngAmbientazione:
aula universitaria.
Ore 11.
Due assistenti seduti ai due angoli opposti della stanza. Niente cattedre.
L’esame si svolge sedia contro sedia, ginocchio contro ginocchio, come quando alle superiori, durante la ricreazione, ci spostavamo vicino a chi ci stava più simpatico, permettendo il libero sfogo dei sentimenti di inadeguatezza sociale del nostro odiato compagno di banco.

Protagonisti:
I, alias Io
ARdP, alias Assistente Romanaccio der Professore
C, alias cervello di I, alias Io

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