Correndo con le forbici in mano

30giugno09.pngIl mio primo scontro con la realtà, il primo di cui abbia memoria diretta almeno, risale all’incirca a quindici anni fa. Avevo sette o otto anni, non ricordo di preciso.

Era la fine di un giorno di scuola come tanti, le lezioni erano appena terminate e il suono dell’ultima campanella, con la sua quotidiana regolarità, ci intimava di abbandonare le aule, per concedere a quelle quattro pareti troppo bianche e troppo strette un po’ di meritato riposo.

Di solito ero una delle prime a sgattaiolare fuori, se non altro per poter assicurare a me e al mio pachidermico zainetto un posto sulle poche panchine disponibili che qualche anima buona aveva piazzato per i poveri figli di degeneri genitori lavoratori ritardatari, ma quella volta, mentre gli altri sgambettavano verso il cortile urlando e strattonandosi come ogni giorno, io attraversai il corridoio con la pesantezza d’animo del condannato a morte, che sa che ogni passo avanti è un passo in meno verso la fine. Varcai il cancello per ultima, con gli occhi mogi e tristi, cosa piuttosto inusuale quando sapevo che ad attendermi all’uscita avrei trovato mio padre.

E infatti, l’incongruenza gli saltò subito agli occhi.

- Cosa c’è che non va?

Non ho mai saputo mentire a mio padre. Essenzialmente, non ne ho mai avuto bisogno e non l’ho mai fatto, sia perché la mia senilità precoce mi ha sempre permesso di tenermi lontana dalle tipiche situazioni in cui il conflitto intergenerazionale rende necessaria la menzogna, sia perché il suo spirito sessantottino gli ha sempre permesso di vedere la mia senilità precoce come un qualcosa da debellare al più presto, affidando le mie scelte personali al semplice vaglio della mia coscienza e della mia morale (sicuramente più rigide ed affidabili delle sue), piuttosto che a regole e imposizioni piovute dall’alto (la qual cosa, invece, era prerogativa di mia madre).

In verità, la mia sincerità disarmante, che da bambina mi portava a verbalizzare in sua presenza ogni mio singolo pensiero, rendendo nelle ore passate insieme il silenzio una specie a rischio di estinzione, si è offuscata in parte con l’età adulta, se adulta posso definirmi, ma assumendo la forma più che di una bugia, di un non detto, un’omissione, il tentativo maldestro e quasi sempre vano di nascondere la mia debolezza di fronte alla vita che, qualsiasi forma essa assuma, dalla crisi per un amore finito, alle lacrime per un esame andato male, all’apatia per la paura di sbagliare, è stata ed è tutt’ora l’unica cosa che lo fa realmente imbestialire e che porta, come conseguenza inevitabile, ad una paternale con i fiocchi. Non è una famiglia per femminucce, la nostra.

Ma all’epoca questi problemi non avevano ancora ragione di esistere. Nonostante ciò, il tragitto in macchina, di solito carico di racconti e programmi, quel giorno era riempito da una quiete inaspettata.

- Mi hanno detto una cosa.

- Una cosa brutta?

- Una cosa triste.

- Vuoi raccontarmela?

Figuriamoci se non voglio.

- Mi hanno detto che Babbo Natale non esiste. E’ vero papà?

Mi hanno detto che è stupido credere in una cosa che non puoi né vedere né toccare, che non c’è niente di magico in quell’unico momento in cui, ogni anno, so che potrò avere esattamente ciò che desidero e che la paura di non chiedere la cosa giusta che mi porta a pianificare la mia letterina mesi prima e l’eccitazione che scaturisce dal momento in cui mi accorgo di essere assolutamente sicura di aver fatto la scelta migliore non hanno senso, perché tanto quella letterina non lascerà mai le mani in cui la consegno. Mi hanno detto che i sogni sono solo sogni e la realtà con i sogni non c’entra un bel niente. Me lo hanno detto dei bambini di otto anni, papà, bambini come me, e i bambini non sanno mentire, quindi che faccio, ci credo? E’ vero?

- Ascolta… ti hanno detto così, va bene. Ma che importa quello che dicono gli altri? Secondo te esiste?

Beh, i regali non mancano mai… e ricevo quasi sempre ciò che voglio. E poi c’è tanta allegria in quei giorni, le lunghe tavolate, i parenti lontani riuniti e tutta la compagnia che desidero e io mica queste cose le scrivo nella lettera, come è possibile che accadano lo stesso? Un po’ di magia dev’esserci per forza…

- Sì. Secondo me sì. Ma…

- Tu vuoi che esista?

- Sì, certo che voglio…

- E allora esiste.

All’epoca le sue verità erano le mie, non c’era nessun bisogno di discuterle perché erano semplicemente vere. E anche a distanza di tanti anni, pur sapendo che la realtà era nelle parole dei miei compagni, in fondo continuo a pensare che, in quell’occasione, il più sincero sia stato mio padre.

E per questo, io continuo a credere a Babbo Natale.

E quindi, devo iniziare a pensare alla mia letterina, per arrivare a dicembre senza timore di aver fatto una scelta sbagliata. Sono indecisa su cosa chiedere quest’anno… mi piacerebbe ad esempio riavere la mia casa, perché dopo aver assistito alla demolizione della mia scuola materna per far posto ad un palazzo e alla trasformazione della mia scuola elementare in un centro sociale e di quella superiore in un museo, l’idea di dover tagliare il cordone con il posto in cui ho vissuto la “prima volta” di qualsiasi cosa, la MIA casa, per fare posto ad altre persone è piuttosto frustrante.

Ma vorrei anche altre cose… il dono dell’ubiquità, ad esempio, non mi dispiacerebbe. Per fare quello che ho in progetto da tempo lontano da qui, senza rinunciare a ciò che di buono c’è qui, perché per quanto possa parlarne male, anche in questa città di tanto in tanto succedono cose belle. Sempre nei momenti sbagliati, oserei dire, ma succedono.

E poi vorrei la certezza che questi sacrifici, tutti questi sacrifici, servano realmente a rimettere a posto le cose. Ecco, forse chiederò questo a Babbo Natale. Che le cose vadano a posto. Che lei ritrovi la serenità che le manca da trent’anni, che capisca che questa è l’ultima occasione per reagire, ma che è ancora in tempo per farlo e che lui smetta di nascondersi nel suo costume da orso e non abbia più bisogno di me per placare la sua solitudine.

Quando ero piccola era mio padre che si occupava di far sì che ciò che era scritto nella letterina si trasformasse in realtà. Chissà se funziona ancora così…

3 Commenti per “Correndo con le forbici in mano”

  1. ma sei sparita..?!!

  2. se non sbaglio i romani in queste occasioni dicono… ‘na fetta de culo?
    giusto? :)

  3. io vorrei soltanto poter godere SEMPRE di ottima salute e poter essere SEMPRE felice… secondo te chiedo troppo?

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