Del cervello e di altri demoni
E’ molto alto e ha delle scarpe strane.
Quando entro nella stanza accenna un sorriso scrutandomi con la coda dell’occhio, senza interrompere ciò che sta facendo.
Mi siedo alla sua sinistra e osservo in silenzio.
Dopo qualche secondo il suo sorriso si allarga e senza guardarmi mi porge la mano destra e sussurra “Alessandro”.
La dottoressa blocca il cronometro e ridendo gli chiede perché non avesse aspettato la fine della prova per le presentazioni.
Lui risponde semplicemente: “E’ bella”.
Il cronometro riparte.
Lui sfoglia il blocchetto che ha davanti e per ogni pagina compone una frase.
Soggetto, verbo, complemento oggetto, altro complemento.
La voce è incerta, il senso logico assente.
Un tubista dà la televisione con il telecomando, il poliziotto ruba il ladro dai gioielli.
Alessandro ha circa 30 anni. Ed è bello davvero, lui.
In ospedale lo conoscono tutti, è diventato una specie di mascotte a giudicare da come lo trattano.
Ha avuto un ictus cerebrale a vent’anni.
Mi hanno chiesto come sono andati questi primi giorni di tirocinio.
Ho risposto che è stato bellissimo, che è esattamente quello che voglio fare e che ne sono entusiasta.
In realtà non mi sento né felice, né entusiasta.
Mi sento ridicola. Solo ed esclusivamente ridicola.
Ridicola perché in questo momento i miei problemi più grandi sono un ex ragazzo che non si fa mai sentire, un giardino vuoto e silenzioso e un esame che avrei dovuto fare a marzo e che ho rimandato a giugno e io su queste cose ci piango un giorno sì e un altro pure, mentre Alessandro parla del suo ictus sorridendo e si prende in giro quando non riesce a farsi capire come vorrebbe.
Ridicola perché mi crogiolo nella mia pseudodepressione e mi autocommisero per non riuscire a concentrarmi e a studiare e mi sembra di avere sprecato la mia vita irrimediabilmente, mentre Alessandro ha appena avviato un’attività lavorativa e ne è fierissimo perché fino a qualche anno fa non era in grado neanche di parlare.
Ridicola perché continuo a rimpiangere un passato di merda (e ne sono ridicolmente consapevole), quando mi si prospetta davanti un futuro radioso, mentre Alessandro mi parla delle sue aspettative e dei suoi progetti che difficilmente riuscirà a portare a termine.
Ridicola perché so di dover dar retta al mio cervello, ma alla fine faccio sempre l’errore di concedere l’ultima parola al mio stomaco.
E così non se ne esce più.
Categoria: Ogni passo avanti è un passo in meno




Mai avrei immaginato che una frase del genere potesse uscire dai tuoi polpastrelli…
ma in questo sito è previsto che i commenti centrino qualcosa con il topic o nnò?
st…. se avessi letto prima la tua risposta, non avrei commentato il post succcessivo!! tzè!!
amicaT scusa ma chi sei? Non mi sembra di conoscerti… in ogni caso benvenuta nel mio blog!
Giovanni la smetti di scrivermi commenti privi di qualsiasi tipo di contenuto informativo? Affronta il pakistano e scrivimi qualcosa di compiuto. Mpf.
Opopomoz ma non sarebbe neanche male, se non fosse che poi quando provo ad oppormi sono dolori… io sono miss somatizzazione…
giusto un saluto dall’internet point di un pakistano che mi fissa in modo agghiacciante
devi aggiornare l’orologio con l’ora legale…….mbè…..cià….
booh…pensa ai due spaghetti che rimangono due, a me che rido come un ragno, al citofono interno di Calorina, al 118 come voto di laurea…e a mille altre….la vita è bella….sono di un depresso stravolgente mentre lo scrivo..ma sappiamo bene tutte e due che è così… ti voglio bene… come dice Ursula a Macondo, non può piovere per sempre.
LOL!!!
Vero! La peperonata e’ talmente buona che fa saltare il paragone :D
Sei fortissima Aury!!! :) :D
Kingo ma la peperonata è buona… questa metafora non regge…
non sei la prima e nn sarai l’ultima… per quanto il cevello possa comandare se mangi la peperonata di notte lo”stomaco” ci metterà tempo a digerire …quando riassaggerai il dolce sarà dolcissimo …. te lo assicuro!!!
Leonardo, ma Dinochu forever quando torni la prossima volta passa da me per una seduta… ne hai bisogno.
No a parte gli scherzi… dinochu nostalgico? Cosa sentono le mie orecchie?
abreast è un discorso un po’ più complesso… se tu sapessi che una persona che hai amato tanto e con la quale è finita in serenità sta soffrendo molto per qualcosa che non dipende dalla vostra rottura ce la faresti a non farle una telefonata per sapere come sta? Io non ci riuscirei. Ovviamente se le premesse che ho detto sono vere. In caso contrario tutto può essere…
scusa, ma… se l’ex-ragazzo continuasse a farsi sentire, che ex-ragazzo sarebbe? e, comunque, secondo me pian piano stai trovando la tua strada…
Grazie, Auro, perché mi fai ricordare attraverso questo ragazzo quello che mi ha spinto e mi spinge a vivere. Ti ho mai raccontato dei ragazzi di Pescara, dove trascorsi un’estate? Forse non l’ho fatto, o l’ho fatto troppo. Solo so che questa tua vivenza ora aiuta anche me, che non mi è mai stato difficile stare lontano da casa come in questo periodo in cui mi sento disancorato. E forse è vero che vedere gli altri che sanno vivere ci aiuta a impararlo, o forse solo ricordare quando sorridevamo di poco. E non mi sento scemo a dirti che sto piangendo anche io, ma lo faccio sorridendo, perché questo sorridere sia segno di una speranza. Se ne esce, se ne esce. Se ne deve uscire, e lo grido fino al Cielo. Ne uscirai. Credimi, mi dispiace davvero essere lontano. E perdona questo tuo scemo amico che fa il santo a puntate e lo stronzo a giorni alterni. Un abbraccio