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Due rette parallele si incontrano all’infinito quando ormai non gliene frega più niente

13maggio05.pngEccomi di nuovo qui.
Non per molto.
Non per sempre.
Non per caso, comunque.

A chi di voi ha celatamente sofferto della mia assenza è dedicato questo post.
Solo poche e misurate parole, per dare un senso al vostro dolore.

Spero che nessuno di voi, ignari della causa di questo lungo silenzio, abbia mai pensato ad un vile e ingiustificato abbandono.
Tuttavia, poiché sono quasi certa che qualcuno sia stato così maligno da crederlo, mi appello all’in dubio pro reo e, pregandovi di essere giudici magnanimi e comprensivi, mi accingo a dare le mie ragioni.

La mia assenza virtuale di virtuale ha ben poco. Se non sono più qui, non scrivo da un po’ e non commento il motivo è semplice: non ci sono.
E non è un’assenza spirituale, come spesso è accaduto in quest’anno breve e intenso quanto enigmatico; il fatto è che proprio non ci sono.

La mia stanzetta avion e ciliegio che per due decenni ha accolto le mie stanche membra e i miei polpastrelli operosi, ormai ha ceduto il posto ad una ben più ampia stanzona, che si arroga il diritto di farmi da casa per più di tre quarti della settimana.
Una decisione sofferta ma ragionata, la classica occasione colta al volo, tardiva quanto fugace, che implica un primo grande cambiamento: non più povera pendolare, sono ormai una fuori sede a tutti gli effetti.

Cento chilometri da casa non ti sembrano molti, se non consideri i tuoi piedi come unico mezzo utile per percorrerli. E’ appena un’ora e quaranta di treno, volendo un’ora e venti, persino un’ora esatta se si ha voglia di calare moneta.

Eppure quando per la prima volta ti trovi in una stanza straniera, che ti leva il sonno e ti mescola le abitudini, quei cento chilometri che percorri sei volte a settimana ti sembrano all’improvviso infiniti. E inizi a pensare a Zenone, ad Achille, alle frecce e alle tartarughe e intanto con gli occhi aperti nel buio cerchi di riconoscere le ombre che non ti appartengono e ti adegui ai rumori che ti accompagneranno.

Una stanza straniera che ti leva il sonno. Una xenofobia in piena regola, contro la quale però nessuno si sentirebbe in diritto di puntare il dito.

Poi, quando la paura passa e la cosa ti inizia a intrigare, sei diventata grande ti ripeti per farti coraggio, all’improvviso quei cento chilometri vogliono essere ripercorsi e ti risucchiano indietro nella tua stanzetta di avion e ciliegio. Polvere, casa. Non sai dove vorresti essere e l’ubiquità non esiste.
Questo fino a quando? Non si sa. Ora è per poco, ma questa è solo una prova generale.

La prima è a settembre… aspettiamo il sipario.

9 Commenti per “Due rette parallele si incontrano all’infinito quando ormai non gliene frega più niente”

  1. Mi piace un sacco il tuo modo di esprimerti…scrivi una meraviglia leggerei volentieri un tuo libro…?a prima volta che mi succede…

  2. Ciao!Altra pausa di riflessione? ;-)Sai che mi piace un sacco il tuo modo di scrivere? Dico sul serio, di solito sono avaro di complimenti, eheh.Ci risentiamo appena torni. A presto!

  3. : p

  4. ormai nn ci speravo pi?pensa che ogni tanto faccio un salto sul tuo blog per vedere le fasi lunari…adoro vedere la scritta “Waning Gibbous”..ciao, ch?e…

  5. l’ubiquit?siste.in questo preciso istante io sono qui, l? l?br />se vuoi, posso insegnarti come si fa.

  6. mi sto commuovendo a leggere tutti sti commenti…batacida

  7. ti conosco veramente da poco rispetto agli altri ma il tuo stile mi ha veramente ammaliata… e da pendolare mi ricordo lo sforzo dei viaggi… e i sogni che gli sguardi dal finestrino si portavano via con gli alberi Maluna

  8. una cosa ti dico, una cosa ti chiedo:ti dico: vivi la tua vita.ti chiedo: (se possibile) non dimenticare chi ti ammira.bacio!

  9. Eh, gi?.E per cercare di avere meno paura proponiamo alle amiche di prendere la stanza accanto alla tua con la barabra scusa del “… cos?tiamo insieme!”.Villachiona!Ma sono sicura che ti abituerai… insomma hai resistito nella tenda con cani che abbaiavano, sottofondo di bonghetti e vafammok vari attorcigliati ai chiodi…Ti richiamo

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