E intanto il tempo se ne va…
Questo potrebbe essere il mio testamento, ammesso che non vada perso tra le fiamme.
Se lo trovate pubblicatelo sul mio blog e ricordatemi con un sorriso.
(cazzo vi ridete ho detto sorriso).
Data: Sabato 06/11/04
Ore: 22.23
Collocazione geografica: bloccata sul treno espresso 924 Lecce-Milano centrale, partito alle 20.25 dalla stazione di Bari.
Collocazione geografica dettagliata: vagone 9 fermo esattamente al di sotto di una strada sopraelevata (che considerato l’andamento della serata potrebbe crollare da un momento all’altro), situata a circa dieci minuti dalla stazione sopracitata.
Dicevo…sono su un treno che non avevo nessuna intenzione di prendere e che tra l’altro stavo per perdere… a pochi chilometri da me c’è il mio uomo (ebbene sì anche io ne ho trovato uno) che meno di due ore fa salutavo con la manina dal finestrino orgogliosa della forza di volontà che mi aveva portato ad essere in questo triste e lurido scompartimento a guardarlo rimpicciolirsi in lontananza fino a diventare un semplice ricordo di una meravigliosa giornata. Sono passate due ore e, cosa più triste, non più di due chilometri da quel momento.
La luce va e viene e ciò è alquanto irritante, da una parte perché scrivere al buio su un quaderno a righe risulta oltremodo complesso, dall’altra perché il sabato sera alle 22.25 sugli espressi girano loschi individui di sesso maschile e vi dirò con nessuno di essi mi piacerebbe rimanere nell’oscurità neanche se fossimo separati da una recinzione elettrificata.
In più all’orizzonte tra ombre e nebbia intravedo sagome sbiadite e concitate, ogni tanto una sirena e tanta tanta puzza e non ho neanche un lines per salvarmi dagli odori sgradevoli e disgraziatamente molto più vicino dell’orizzonte, immancabile, inconfondibilie, inarrestabile c’è lui: l’INTRATTENITORE.
Credo ci sia una sorta di legge fisica imprescindibile a regolare la presenza in una qualsiasi situazione di disagio di questa categoria umana.
Si attivano nel momento stesso in cui intuiscono che c’è qualcosa che non va: creano il loro teatrino coinvolgendo come pubblico partecipante chiunque, si trovano uno o due spallaggi per dare un tocco di professionalità al loro squallido cabaret e, duracel inserite, continuano fino a che non si verifichi una delle seguenti opzioni:
a) rimozione totale del disagio e ritorno alla normalità;
b) trasformazione del disagio in catastrofe senza sopravvissuti;
c) linciaggio.
L’ipotesi più ovvia, la c, è anche quella che purtroppo si realizza più raramente. Di solito infatti un individuo del genere è ben istruito sul suo compito e conosce i suoi polli.
L’intrattenitore del treno espresso 924 delle 20.25 del 06/11/04, quello che dovrò sorbirmi finché qualcuno non verrà a salvarci per intenderci, in questo momento parla di babà e strufoli, come se il mio stomaco non fosse già abbastanza tramortito dalla cucina pseudogreca del pranzo e dal successivo e prolungato digiuno.
Scopro senza dover neanche indagare molto, in quanto è ben lungi dal nasconderlo, che è un marinaio e ahimè questo gli dà una pressoché inesauribile fonte alla quale attingere spunti per la conversazione… che poi più che conversazione si tratta di monologhi, lui parla e gli altri ridono. Lui si accende una sigaretta gli altri… ridono. Lui risponde al cellulare gli altri continuano a ridere. Mi chiedo se sia colpa dei fumi che provengono dal locomotore.
Per altri, comunque, intendo due signore che se entrassero insieme in un ascensore lo farebbero bloccare se non precipitare (ma ho ragione di pensare che accadrebbe lo stesso con un montacarichi), uno “scarpe a punta” che nel tentativo di mostrarsi gran figo davanti ai miei occhi si è buttato 1€ di caffè liofilizzato sui pantaloni (mi chiedo se si sia sacrificato esclusivamente per mostrarmi le fantastiche iniziali D&G marchiate a fuoco sulle sue chiappe piatte) e due bellocci da centovetrine, un lui e una lei che parlando dei loro rispettivi amori ma guarda sei di milano? il mio ragazzo è di lì…sì ma torno da lecce sono andato a trovare la morosa…ma dai anche io sono di lecce scopriranno nella toilette del treno (e sì che a treno fermo il bagno non si può utilizzare) di avere un’invidiabile intesa sessuale.
Io sono qui sola in uno scompartimento, ogni tanto mi affaccio, osservo, ascolto, valuto il tutto da buona psicologa nel pieno di un’osservazione semipartecipante.
Il tizio con il carrello dei viveri fa avanti e indietro con occhio umido ed espressione commovente, reagisce con flebili gemiti a chi tutti gli chiede con il sorriso sulle labbra se il caffè è offerto dalle FS e ripetendosi in mente motti inibitori servizio e cortesia servizio e cortesia prosegue silenziosamente per il suo corridoio…
Intanto i pompieri in qualche modo ci hanno raggiunto e questo se da una parte elimina definitivamente la speranza dell’opzione B in risposta al fastidioso pipilare dello showman del momento, dall’altra mi porta alla mente l’imminente possibilità di fuggire da questo treno degli orrori e correre tra le braccia della mia dolce metà.
Tà tà tà.
Quasi non me n’ero accorta siamo di nuovo in movimento… il teatrino qui fuori copre i rumori dei binari…stiamo tornando a Bari centrale ha detto un controllore, il tizio del carrello sta singhiozzando da quando l’ha saputo, l’intrattenitore si è preso due minuti di pausa per elaborare un esilarante sketch conclusivo prima di arrivare in stazione.
Io ormai non ho più la forza di ascoltarli… il destino mi ha fatto tornare indietro e io lo assecondo… Foggia si allontana e con lei i miei libri e la mia scrivania, mentre è sempre più vicino un piatto di carne al forno con le patate al quale avevo diligentemente rinunciato in nome della cultura e che dividerò equamente con il mio amore… in fondo non tutto il male viene per nuocere… spero.
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




Beh era ora ti decidessi a tornare…sara perche’ mio padre era ferroviere ma io adoro viaggiare in treno.
Heil?E’ un po’ che non ti si vede! Il tuo uomo ti ha tenuta troppo impegnata? ^__^Bentornata