Epica di fine Pasquetta
Noi umani siamo succubi
schiavi delle passioni,
nemici del buon senso
prede dei nostri umori.
Basta uno sguardo intenso
a sguinzagliar gli ormoni
E quasi mai c’è tempo
per le elucubrazioni.
Questo ci porta spesso
quasi in continuazione
a far false partenze,
se ne abbiamo occasione.
si fottano le apparenze!
ma non c’è soluzione.
Causa dell’insuccesso?
Non si usa la ragione.
Direte che è complesso,
che c’è ben più da dire
che non si può asserire
senza sapere il nesso
ma in fondo è sempre quello
l’atavico motore
delle più assurde azioni
se va in off il cervello
si attivan le pulsioni.
Ho più d’un’esperienza
con cui poter spiegare
queste mie affermazioni
piuttosto lapidarie
di casi da manuale
ne narrerei milioni
ma a favor di decenza,
eviterò menzioni.
Però farò un esempio:
un fatto capitato
tra molti testimoni.
Non esprimo giudizi
né azzarderò illazioni,
vi dò semplici indizi
per trarre conclusioni.
Sarà una mera cronaca
di un annunciato scempio.
Vi prego non pensiate
che toni sì faceti
e rime tanto arzille
espriman leggerezza.
Qui non si scherza affatto.
C’è un’unica certezza:
si è consumato un dramma
di enormi proporzioni
causa un’antica fiamma
spenta da incompresioni.
Ora vi espongo il fatto.
Ordunque c’è una stanza,
densa popolazione
ma poca omogeneità.
Questa è la situazione:
ci son tante persone
ma scarsa affinità.
L’inizio non dà pena.
Il cibo non scarseggia
e a ruota segue il vino
rendendo bocca piena
e ugola ubriaca
padroni della scena.
Si parla col vicino,
si dà un occhio alla brace
ci si allenta la braca.
E’ ancora tutto in pace.
C’è solo un problemino:
due cuori ormai distanti
ma un tempo stretti insieme
si muovono fra i tanti
e ognun l’incrocio teme.
Se incontrano lo sguardo
si fingon trasparenti
senza nessun riguardo
sperando che i presenti
faccian da scudo umano
ai loro sentimenti.
Ma il gioco costa caro.
Lo spazio è limitato.
un piccolo divano
e solo qualche sedia
si pongono a riparo
di un’attesa tragedia.
C’è indifferenza invano.
Lei ride, sta serena
ignara del destino
che aspetta il suo momento.
Lui invece guarda e tace.
Sorseggia e mangia lento
commenta giusto appena
col suo fare sagace.
Poi imbraccia la chitarra
e scatta lo sgomento.
L’inizio del fattaccio
è un tiepido stornello,
accordi molto semplici
un noto ritornello
stravolto nelle sillabe
riempito di intenzioni.
Ambigua e assai tagliente
la lingua del giullare
i lemmi sono complici
il canto è deridente
ma son solo canzoni!
magari lei non sente
avrà capito male
del resto a dirla tutta
non pare intelligente.
Eppure si risente
pare piuttosto afflitta
qualcuno intanto rutta
ma lei resta silente
non dà soddisfazioni!
non ha reazione alcuna
se non smorfie accennate
avrà qualche lacuna
su come si risponde
alle provocazioni:
non para le frecciate.
E qui il suo cranio fonde.
Lui si alza, si avvicina
è in vena di scenate
lei no, fugge in cucina
rifiutando il confronto
Lui inizia a dar di matto
e non si rende conto
delle parole urlate.
Certo manca di tatto
ma il peggio arriva adesso,
inizian gli strattoni.
La foga dell’ossesso
non dà spazio ai neuroni.
Lei va di stanza in stanza
con lui che le sta appresso
e accorcia la distanza
chiedendo spiegazioni.
Tutti statue di gesso
incerti sul da farsi
non osano reagire
ma lui non vuol fermarsi
continua ad inseguire
in una folle danza.
Voleranno ceffoni?
Lo invitano a placarsi
a meditar le azioni
lui vuol mandarli via
e chiuso in una camera
strilla la sua follia.
Di fuori gli altri immobili
attendono istruzioni
tese le orecchie al muro
cercano informazioni.
Ognuno ha la sua teoria.
C’è chi apostrofa duro
l’assurdo atteggiamento
e nega la clemenza
al pazzo e al suo tormento,
chi teme per il peggio
e afferma con veemenza
chiamiam la polizia!
Votanti senza seggio
giocano al parlamento.
Mentre le menti torte
in cerca di soluzioni
sono del tutto assorte
dalle loro asserzioni
la voce del padrone
rompe la democrazia
ecco la conclusione:
fuori da casa mia!
C’è qualche esitazione
che rende lento il moto
increduli gli astanti
a lasciare le scorte
e scender per la via
sembrano titubanti.
Ma il capo apre le porte
che danno sull’androne
e in breve si fa il vuoto.
Ecco la dimostrazione
di ciò detto poc’anzi
non c’è arma più forte
e priva di controllo
dell’umana passione.
Il problema è noto.
E nota è la spiegazione:
quando smettiamo di usare
ciò che c’è sopra il collo
non c’è nulla da fare:
le cose vanno storte.
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




e senza ramazzotti come digerisci?
senzale passioni non esisterebbe l’arte e senza l’arte nn esisterebbe la musica e senza musica nn esisterebbe ramazzotti …..ok ci sto niente passioni