Epica di fine Pasquetta

18aprile09.pngNoi umani siamo succubi

schiavi delle passioni,

nemici del buon senso

prede dei nostri umori.

Basta uno sguardo intenso

a sguinzagliar gli ormoni

E quasi mai c’è tempo

per le elucubrazioni.

Questo ci porta spesso

quasi in continuazione

a far false partenze,

se ne abbiamo occasione.

si fottano le apparenze!

ma non c’è soluzione.

Causa dell’insuccesso?

Non si usa la ragione.

Direte che è complesso,

che c’è ben più da dire

che non si può asserire

senza sapere il nesso

ma in fondo è sempre quello

l’atavico motore

delle più assurde azioni

se va in off il cervello

si attivan le pulsioni.

Ho più d’un’esperienza

con cui poter spiegare

queste mie affermazioni

piuttosto lapidarie

di casi da manuale

ne narrerei milioni

ma a favor di decenza,

eviterò menzioni.

Però farò un esempio:

un fatto capitato

tra molti testimoni.

Non esprimo giudizi

né azzarderò illazioni,

vi dò semplici indizi

per trarre conclusioni.

Sarà una mera cronaca

di un annunciato scempio.

Vi prego non pensiate

che toni sì faceti

e rime tanto arzille

espriman leggerezza.

Qui non si scherza affatto.

C’è un’unica certezza:

si è consumato un dramma

di enormi  proporzioni

causa un’antica fiamma

spenta da incompresioni.

Ora vi espongo il fatto.

Ordunque c’è una stanza,

densa popolazione

ma poca omogeneità.

Questa è la situazione:

ci son tante persone

ma scarsa affinità.

L’inizio non dà pena.

Il cibo non scarseggia

e a ruota segue il vino

rendendo bocca piena

e ugola ubriaca

padroni della scena.

Si parla col vicino,

si dà un occhio alla brace

ci si allenta la braca.

E’ ancora tutto in pace.

C’è solo un problemino:

due cuori ormai distanti

ma un tempo stretti insieme

si muovono fra i tanti

e ognun l’incrocio teme.

Se incontrano lo sguardo

si fingon trasparenti

senza nessun riguardo

sperando che i presenti

faccian da scudo umano

ai loro sentimenti.

Ma il gioco costa caro.

Lo spazio è limitato.

un piccolo divano

e solo qualche sedia

si pongono a riparo

di un’attesa tragedia.

C’è indifferenza invano.

Lei ride, sta serena

ignara del destino

che aspetta il suo momento.

Lui invece guarda e tace.

Sorseggia e mangia lento

commenta giusto appena

col suo fare sagace.

Poi imbraccia la chitarra

e scatta lo sgomento.

L’inizio del fattaccio

è un tiepido  stornello,

accordi molto semplici

un noto ritornello

stravolto nelle sillabe

riempito di intenzioni.

Ambigua e assai tagliente

la lingua del giullare

i lemmi sono complici

il canto è deridente

ma son solo canzoni!

magari lei non sente

avrà capito male

del resto a dirla tutta

non pare intelligente.

Eppure si risente

pare piuttosto afflitta

qualcuno intanto rutta

ma lei resta silente

non dà soddisfazioni!

non ha reazione alcuna

se non smorfie accennate

avrà qualche lacuna

su come si risponde

alle provocazioni:

non para le frecciate.

E qui il suo cranio fonde.

Lui si alza, si avvicina

è in vena di scenate

lei no, fugge in cucina

rifiutando il confronto

Lui inizia a dar di matto

e non si rende conto

delle parole urlate.

Certo manca di tatto

ma il peggio arriva adesso,

inizian gli strattoni.

La foga dell’ossesso

non dà spazio ai neuroni.

Lei va di stanza in stanza

con lui che le sta appresso

e accorcia la distanza

chiedendo spiegazioni.

Tutti statue di gesso

incerti sul da farsi

non osano reagire

ma lui non vuol fermarsi

continua ad inseguire

in una folle danza.

Voleranno ceffoni?

Lo invitano a placarsi

a meditar le azioni

lui vuol mandarli via

e chiuso in una camera

strilla la sua follia.

Di fuori gli altri immobili

attendono istruzioni

tese le orecchie al muro

cercano informazioni.

Ognuno ha la sua teoria.

C’è chi apostrofa duro

l’assurdo atteggiamento

e nega la clemenza

al pazzo e al suo tormento,

chi teme per il peggio

e afferma con veemenza

chiamiam la polizia!

Votanti senza seggio

giocano al parlamento.

Mentre le menti torte

in cerca di soluzioni

sono del tutto assorte

dalle loro asserzioni

la voce del padrone

rompe la democrazia

ecco la conclusione:

fuori da casa mia!

C’è qualche esitazione

che rende lento il moto

increduli gli astanti

a lasciare le scorte

e scender per la via

sembrano titubanti.

Ma il capo apre le porte

che danno sull’androne

e in breve si fa il vuoto.

Ecco la dimostrazione

di ciò detto poc’anzi

non c’è arma più forte

e priva di controllo

dell’umana passione.

Il problema è noto.

E nota è la spiegazione:

quando smettiamo di usare

ciò che c’è sopra il collo

non c’è nulla da fare:

le cose vanno storte.

2 Commenti per “Epica di fine Pasquetta”

  1. e senza ramazzotti come digerisci?

  2. senzale passioni non esisterebbe l’arte e senza l’arte nn esisterebbe la musica e senza musica nn esisterebbe ramazzotti …..ok ci sto niente passioni

Scrivi un commento