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Il giorno del giudizio

1marzo.pngQuesta è una storia di amicizia e distruzione, che ai più risulterà incomprensibile.
Il che non è così grave visto che tali più, inibiti dalla sua prolissità, probabilmente si asterranno dal leggerla.
Per chi, invece, nonostante le raccomandazioni, volesse proseguire nella lettura questo potrebbe fornire un importante aiuto alla comprensione.

C’era una volta una fanciulla dai lunghi capelli, folti e rossi come la fiamma viva.
Ella non sapeva cos’era il lavoro, né conosceva la fatica e passava le sue giornate nell’ozio più completo, crogiolandosi nella sua fortunata condizione di nullafacente mantenuta.

Il suo nome era AmicaT.

Un giorno, mentre la dolce pulzella camminava per strada assorta nei suoi pensieri, le si avvicinò un uomo dall’età imprecisata, con vestiti logori e il viso ricoperto da escrescenze metalliche.

- C’hai ‘na sigaretta? - le chiese con voce rauca, scrutandola con un’espressione a metà strada tra la speranza e il disgusto.

La ragazza si era sentita porre quella domanda milioni di volte e ormai aveva perfezionato la modalità di risposta in modo da non dare all’interlocutore possibilità di replica:

- Non fumo - esclamò, accompagnando il labiale con un sorriso sincero.

L’uomo non fece una piega. Ancor prima che ella avesse terminato la frase, sbottò:

- Spiccioli? -

Cercando di mantenere inalterato il sorriso AmicaT disse:

- Se ce li avessi me li spendessi - sghignazzando senza ritegno per la presunta ilarità della frase.

Allora l’uomo, visibilmente irritato di fronte a tanta sfrontatezza, si trasformò all’improvviso, rivelando le fattezze di un orribile vecchio.
Era in realtà un mago molto potente e la fanciulla di certo non si era guadagnata la sua simpatia.

- Povera stolta - le gridò contro - non sai cosa ti aspetta! Io ti maledico stupida ragazzina! Ti piace fare la spiritosa? Ti diverti a passare le giornate a non fare niente, per di più prendendoti gioco degli altri? Bene, allora ascolta queste parole: se mai deciderai di fare qualcosa nella tua vita, qualsiasi cosa essa sia, finirà in un terribile disastro. Non dimenticarlo… un disastro! -

Detto ciò, con una grottesca risata scomparve in un vicolo.

La fanciulla proseguì per la sua strada, senza smettere di sghignazzare.
Non aveva nulla di cui preoccuparsi in fondo; non solo non credeva alle maledizioni ma, anche se le parole del mago fossero state veritiere, non aveva nessuna intenzione di combinare qualcosa nella sua vita e quindi non avrebbe mai corso pericoli.

Tornata a casa, chiamò la sua più cara amica, Uaua, per raccontarle l’accaduto.
Risero insieme a lungo e senza sosta, non tanto per la comicità della cosa, quanto per il fatto che entrambe si erano stese a pancia in su e, ovviamente, non riuscivano più a smettere (ma questa è un’altra storia).

Quando riattaccò, Uaua fu assalita da una brutta sensazione.
Cercò di convincersi che in quello che le aveva raccontato AmicaT non ci fosse nulla di reale, ma una vocina nella sua testa insisteva ad affermare il contrario.
Poi, sentì la sigla di Lost in televisione e non ci pensò più.

Passarono gli anni.

Un bel giorno AmicaT si svegliò con un’assurda idea in mente, che sconvolse persino se stessa.
Aveva deciso che era il momento di cambiare qualcosa nella sua vita.
Non ne poteva più delle giornate passate nell’inattività, sentiva il bisogno di dare un senso alla sua fino ad allora inutile esistenza.
E così, dopo aver scartato l’idea di farsi suora e trasferirsi in Africa per curare i bisognosi, ritenendola troppo semplice da realizzare e quindi poco stimolante, optò per un obiettivo decisamente più impegnativo: laurearsi.

Terminati gli esami e trovato un argomento plausibile per la tesi chiamò la sua Uaua per comunicarle la buona novella.

- Uauaaaa… ce l’ho fatta! Mi laureo il 27 febbraio! Mi laureo sul serio!!! -

Uaua rimase in silenzio. L’antica maledizione improvvisamente le ritornò in mente e un brivido le corse lungo la schiena.
Poteva una laurea triennale in Scienze della formazione essere considerata un traguardo raggiunto? Il mago sarebbe stato così pignolo da scatenare l’apocalisse per una simile quisquilia? Probabilmente no, ma non poteva rischiare di perdere la cosa di più simile ad un’amica che aveva mai avuto.

Così, decise di percorrere per la prima volta i 700 chilometri che la separavano da AmicaT per affrontare al suo fianco le terribili atrocità che, di lì a poco, si sarebbero potute verificare.

Il giorno della laurea tutto sembrava tranquillo.
La discussione filò liscia come l’olio, seguita da una corona d’alloro, baci, abbracci e spumante, così come vuole la tradizione.
Solo al momento del ritorno a casa Uaua fiutò che qualcosa non andava.

Appena entrate, le due furono avvolte da una fitta nebbia.

- Com’è possibile che ci sia la nebbia in casa?- bisbigliò Uaua incuriosita e subito dopo scoppiò in una fragorosa risata di cui non seppe spiegarsi il motivo.

- C’è qualcosa che non va - disse AmicaT dirigendosi zigzagando verso la cucina.

Non fece in tempo ad entrare nella stanza, che un fetido odore le colpì le narici.

- Sono Todis il terribile - tuonò una voce spettrale proveniente dal frigorifero - sono qui per punirti! Hai ignorato le mie parole e hai osato concludere qualcosa nella tua vita… ora pagherai per questo! -

Il crudele mago non aveva dimenticato la sua malefica promessa.
La nebbia aumentò e subito le due povere ragazze si resero conto dei suoi effetti catastrofici.
Iniziarono ad ondeggiare per le stanze cercando una via di fuga, ma il peggio doveva ancora arrivare.

Todis chiamò a sé i potenti demoni Spoken, i quali iniziarono a schizzare dal loro collo verde e lucido le malcapitate con litri di liquido giallo leggero e frizzante, dalle spiccate proprietà esilaranti e diuretiche e all’improvviso comparse San Giovese in persona, che di santo dimostrò di avere ben poco, il quale privò loro dell’ultimo barlume di lucidità e con essa la possibilità di pianificare un contrattacco.

La situazione sembrava ormai senza speranza, quando Uaua ebbe un lampo di genio:

- AmicaT non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo affrontare questi demoni insieme, sono qui per questo! -

E così le due amiche combatterono insieme. Afferrarono i terribili Spoken, li svuotarono del loro liquido urticante e li rinchiusero in una prigione di plastica. Poi si occuparono di San Giovese e a poco a poco riuscirono a finire anche lui. Infine, aspirando il più forte possibile, diradarono la nebbia fino a farla scomparire del tutto.
La battaglia durò tutta la notte, ma alla fine le forze del male furono sconfitte.

Le povere ragazze impiegarono un giorno intero per riprendersi dal terribile scontro. Se il pavimento non fosse stato segnato dalle tracce indelebili di quella nottata infernale, avrebbero pensato ad un brutto sogno. Ma nel profondo del cuore, sapevano che non era così.
Ad ogni modo la maledizione era stata sconfitta e questa era l’unica cosa che contava.

Le due amiche si guardarono soddisfatte e, ricominciando a ridere senza motivo, vissero felici e contente.

6 Commenti per “Il giorno del giudizio”

  1. non ho parole…come poter commentare…è geniale…davvero non si può aggiungere altro!
    ..una sola cosa…ma non è che amicat portebbe essere interpretato come amica trans…? no, sai ci tengo a precisare…anche se non troppo…cioè senza approfondire troppo le spiegazioni…ehm…mbè cià

    e poi nanni giustamente nota:
    ma la discussione liscia come l’OLIO, la corona d’ALLORO…e du’ fegatelli??

  2. Si, a stento.
    E posso dire con orgoglio che cio’ che non ti uccide ti fortifica!

  3. anche in questo caso (come sempre accade, del resto), la versione migliore dev’essere stata quella “live”!

  4. kaa sei sopravvissuto anche tu?

    abreast ma così sembra tutto molto più poetico non credi?

  5. ma… per caso il “sottotitolo” di questo post è:

    cronaca di un’ubriacatura megagalattica?

  6. LOL! :D
    Mi sa che il mago Todis l’ho incrociato anche io qualche volta. E i suoi scagnozzi pure!

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