Il topos del topo
La semicampagna è un limbo di traffico e abusivismo edilizio situata all’estrema periferia della città, giusto qualche centinaio di metri dal cartello che ti avvisa che stai uscendo dal centro abitato.
Abitarci ha aspetti positivi e negativi.
O meglio, ha un aspetto positivo e molti negativi.
Di positivo c’è che, pur non essendo milionaria, posso permettermi un giardino di 300 mq in cui far scorazzare le due bestiacce abbaianti senza troppi problemi e in cui godermi il fresco nelle calde serate estive (cosa che non faccio mai, ma è la possibilità di farlo che conta).
Di negativo c’è tutto il resto. Vi faccio la lista.
Innanzitutto, la semicampagna è lontana da tutto. Da una parte, è lontana dal centro, dai negozi, dalle palestre, da parenti e conoscenti e da tutto ciò che sa di città e di civiltà (all’epoca anche dalla scuola e dagli amichetti); dall’altra, essendo semicampagna sinonimo di ghetto periferico artigiano-industriale, essa è lontana dalla campagna stessa, ma ciò non le impedisce di riproporre tutti i disagi tipici dell’ambiente rurale.
Il problema principale è la fauna.
Ogni anno, ad esempio, la semicampagna subisce un invasione.
Tre anni fa fu la volta delle rane. L’anno successivo toccò alle blatte e l’anno scorso alle cavallette.
Quest’anno stiamo aspettando di vedere se ricomincerà il ciclo o se qualche altra specie da flagello biblico avrà voglia di provare il sapore della conquista.
Ma aldilà di ciò che accade durante le invasioni, abitare in semicampagna significa avere a che fare ogni giorno con tanti piccoli animaletti striscianti, volanti, correnti e saltellanti che si insinuano senza rispetto nella privacy della nostra casa.
Per il quieto vivere bisogna imparare a conviverci e trovarne gli aspetti positivi: il geco nel bagno fa fuori gli insetti e funziona meglio di una zanzariera. Quindi non è viscido e molliccio, ma carino.
I ragni accumulano la polvere negli angoli incollandola alle ragnatele e così è più facile raccoglierla con l’aspirapolvere (quando il ragno non c’è, sennò si incazza). Il ragno non è schifoso, è utile.
Il problema nasce quando gli infiltrati superano i due centimetri di lunghezza. A quel punto la convivenza diventa indesiderabile e scatta il conflitto.
Tutto questo prologo è per annunciarvi che ieri un topolino rossiccio e smagrito mi ha dichiarato guerra.
Si è infilato sotto il pianoforte e non vuole saperne di uscire.
Io ho cercato di spiegargli con le buone che non è il benvenuto, che io sono il poliziotto buono e che se non arriva a patti con me quando torna mamma gli fa un culetto così, gli ho lasciato anche la possibilità di scegliere se tornarsene in giardino o dirigersi verso il mondo inesplorato del pianerottolo, ma lui mi è ostile e non vuole schiodare.
Ho provato perfino a far entrare Spillo, ma lui, pur senza parole, è stato chiarissimo nello spiegarmi che questo è un lavoro da gatti e che lui non ne vuole sapere.
Mia madre è sulla via del ritorno e c’è una scatola di croccantini al veleno sotto il lavandino che non esiterà a riversare in ogni angolo della casa. Ho ancora tre ore per convincere Mr. Topo che la storia di Stuart Little è pura fantasia… ci riuscirò?
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




wow! non sapevo fossi una “semicampagnola” anche tu!
Girano già le zoccole a casa mia… sono pieno grazie.
nicolabel voglio cacciarlo, non farlo andare in depressione…
Ratto ma chissà perché me l’aspettavo… magari provo a convincerlo a venire da te…
…spiacente… tifo per il topo…
Uhm, brutta faccenda…
E provare a suonare il pianoforte?
Maluna ghiri??? Credo di non averne mai visto uno dal vivo in vita mia… ma andavano d’accordo con i topi?
questa estate sono stata in una villa a mare… tu dirai… stupendo… beh la compagnia quotidiana era costituita da ghiri e topi :P non sempre molto invitante ^^
Maluna
Il_Ben ehm… in realtà non me la cavo tanto bene con le imitazioni… altri suggerimenti?
A parte che, lì per lì, m’è venuta in mente una tristissima battuta, tipo che per far uscire il topolino dal suo nascondiglio avresti dovuto promettergli di fargli conoscere una topolina (si si me ne vergogno), hai provato a fare il verso del gatto?
meeeeaaaaoowwwwwwww!!!
magari scappa da solo!
=)
amicaT ma ci hai pensato bene? Io potrei pure dirti in che modo farli smettere, ma poi tu che ti mangi?
io, lo sai, ho sempre avuto un grande amore per tutto ciò che vive e non parla, a parte i ragni…ma li ho sempre rispettati e st’estate addirittura ho lasciato una mamma ragna con la sua miriade di minuscole uova sul davanzale della mia camera… gradualmente ho imparato a conviverci…
ma una cosa a cui non mi abituerò credo mai è il ritrovarmi, sullo zerbino davanti alla porta della cucina, gli “omaggi” dei mici randagi, che, felici di avere la panza piena tutti i giorni, mi onorano con lucertole o altri piccoli esseri morti o parti di essi. St’estate ci hanno lasciato una testa di gallina! qualche consiglio su come convincerli gentilmente, senza mancare di rispetto alle loro usanze, che non ce ne è davvero bisogno!?
Per tutti ho cambiato l’ordine dei commenti… ora il più recente è in alto.
Shaol mio padre è il salvatore di serpenti della famiglia… va spesso in bicicletta e in campagna ne avrà salvati decine dalle macchine… che stant’uomo…
Condivido il tuo metodo e ti ammiro: pur riuscendo ad applicarlo senza problemi ai topolini, penso che perderei ogni spirito dovendo affrontare bestiacce immonde e disgustose quali sono i serpenti (e sì, sono comprese anche le bisce di 10 cm in questa categoria è_é)
Gio gio ci vuole pazienza e spirito di sacrificio… pazienza e spirito di sacrificio…
Ebbene sì…condividiamo la stessa sorte!
Casa mia era circondata da topolone anni fa, ora si è urbanizzata un po’ di più e non corriamo il rischio.
Al massimo, qualche lucertola ai tempi d’oro, e un geco in camera mia.
Ma se ci fosse un topo in casa…la demolirei!