Memories
Sono figlia unica, i miei genitori hanno avuto il buon senso di allontanarsi fisicamente non appena si sono resi conto dell’effetto catastrofico derivante dalla mescolanza dei loro geni e questa è stata una delle poche cose, se non l’unica sicuramente l’ultima, su cui sono riusciti a trovare un accordo.
Sono nata in una fredda giornata di dicembre, tra Natale e Capodanno. Ovviamente, non ne ho ricordi diretti, ma i racconti genitoriali sull’argomento si soffermano sempre e comunque su due soli elementi, non si parla mai di travaglio, dolore, né di ore di attesa o preoccupazione, le uniche due cose degne di nota della mia venuta al mondo sono queste: era ora di pranzo, era sabato. E dall’espressione che permea il viso dei miei cari quando ne parlano, credo non me l’abbiano ancora perdonato.
Testimoni attendibili possono confermarvi che, già appena nata, ero modestamente bellissima. E non parlo di quel genere di bellezza che sta tutta negli occhi di chi guarda, lo stato delirante transitorio che porta anche le persone più obiettive e imparziali a ignorare la realtà dei fatti a tal punto da definire stupendo un nanetto violaceo, molliccio, spelacchiato e frignante, credendoci senza riserve. Io ero bellissima sul serio, una signora bambina senza ombra di dubbio, rosea, paffutella, con gli occhioni grandi e azzurri come laghi e tanti riccioli biondi, rivelatisi però una falsa partenza, considerando il lisciume marrognolo che iniziò a sfociare dalla mia cute in seguito al primo, soffertissimo, taglio di capelli.
Bella, dunque. Niente da stupirsi, considerando l’incontestabile avvenenza di mia madre e il fascino tenebroso di mio padre.
In realtà, ciò che non era evidente all’epoca, ma che si è ampiamente palesato in seguito a mie spese, è che i miei genitori fossero la prova vivente di come un difetto fisico, pure piuttosto evidente, se ben integrato nell’insieme, può caratterizzare la persona a tal punto da costituirne un pregio, piuttosto che una pecca.
Mio padre, per esempio… diciamoci la verità, ha il prototipo di quello che chi ama i giri di parole definisce naso importante. Un signor nasone, dico io, che alle cose non ho tempo di passeggiarci intorno. Di quelli completi, a cui non manca proprio niente, con tanto di gobba e punta a patacca. L’Everest degli organi olfattivi.
Ma vogliamo parlare degli occhi? Che occhi… altro che cielo, altro che mare, ammirate lo spettacolo, in quelle orbite scorrono le acque più cristalline del globo con tanto di atolli deserti e noci di cocco. Più che una faccia, pare un ecosistema.
Sfido chiunque abbia la fortuna di essere scelta come vittima di uno sguardo di cotanto spessore, a trovare la forza di puntualizzare sulle fattezze non perfettamente armoniche di ciò che lo circonda.
Abbronzatura sempiterna e fisico atletico completano l’opera. Mio padre è la persona con il più basso rapporto cibo ingerito/peso effettivo che io abbia mai conosciuto. Non è tutto merito della natura, però. Lui è un grande amante dello sport, fin dalla gioventù… ci tiene.
Ma passiamo a mia madre. Lei, dal canto suo, di sportivo nella sua vita probabilmente ha avuto solo le pagine della Gazzetta in cui la signora del Minimarket vicino casa le avvolgeva le uova fresche. Ma ciò, in tenera età, quando grazie all’ossatura fine ed elegante pesava quarantotto chili in tuta da sci e scarponi, non le ha mai creato problemi.
Occhi azzurri anche per lei, ma con il valore aggiunto, rispetto alla forma trigliesca di mio padre, di un taglio da gatta che negli anni settanta deve aver riscosso non pochi consensi. In più, nasino aggraziato, timido, un po’ sulle sue, su cui come vezzo ulteriore, al primo sole d’estate, spuntano tempeste di efelidi.
Unica macchia, un piccolo accumulo di adipe, un doppio mento in potenza che, inizialmente considerato innocuo, con il passare degli anni, si è rivelato il sentore precoce di un metabolismo piuttosto riflessivo e poco collaborante, che le ha conferito, gradualmente, una forma che potremmo definire, come dire… smagliata.
Ma non fraintendetemi, ciò non ha tolto nulla alla leggiadria dei tratti. E’ come se un bel giorno decideste di sostituire il Modigliani appeso sopra il camino con un Botero: sempre di arte si tratta.
Con questi presupposti, pare impossibile fare dei danni. Procreare diventa quasi un dovere, la nascitura porterà bellezza nel mondo e tutti saranno più felici. Sarebbe un delitto sprecare un DNA così promettente.
E così, è arrivato il mio momento.
Ora, io non voglio stare qui a fare melodrammi, però le cose bisogna farle notare.
Ho il naso di mio padre e la pappagorgia di mia madre, sono di costituzione robusta, il solo pensiero del cibo mi fa aumentare di peso e la mia pelle reagisce con ferocia inaudita ad ogni mio più piccolo tentativo di esporla alla luce del sole.
L’unico apporto genetico non distruttivo che ho ricevuto dai miei genitori sono i miei occhi, ma dico io ci mancherebbe! Non sono riusciti a boicottarmeli, hanno avuto il buon cuore di non sfidare le leggi di Mendel. Non del tutto, almeno. Sul colore non hanno potuto far nulla, ma ovviamente la forma l’ho ereditata da papà.
Insomma, è come se se un bel giorno vi svegliaste e decideste di buttare il Modigliani e il Botero nel camino per fare posto alla Celestina di Picasso.
Sarà pure arte, però un po’ di perplessità, a guardarla, sovviene.
continua…
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




Non capisco perché i tuoi commenti finiscono sempre in coda di moderazione… no non potevo sparire, tu hai promesso di pubblicare il mio libro ricordatelo!
Finalmente! Per un momento ho pensato di doverti rimuovere dal mio google reader… e invece ti sei guadagnata altri sei mesi! :)
Grazie a entrambi… sono “quasi” tornata… si spera… insomma il dominio l’ho pagato quindi per un altro anno sto qua :)
come al solito, sei il peggior giudice di te stessa.
Per fortuna, come al solito, continui a scrivere da dio…
Bentornata!