Notti magiche sotto il cielo di un’estate italiana
Signori miei è stato magnifico. Un successone. Niente black out. Niente pioggia. Niente di niente a rovinare le ore piccole della Capitale, allietate dalle meravigliose musiche di Morricone, dagli impressionanti acrobati del Cirque du Soleil, dalla comicità di Proietti (madò le risa) e da quintali e quintali di cultura regalata agli intrepidi visitatori notturni. Un vero spettacolo vi dico. Im-per-di-bi-le.
Peccato solo per un trascurabile particolare: io non c’ero.
Ebbene sì… niente notte bianca per me, niente C’era una volta in America, niente pappapparaparapappappara circense, nè Caravaggio, neanche una barzellettina ad allietare l’unico 18 settembre 2004 della mia vita.
Semmai notte rossa, definizione che vi assicuro, nulla ha che fare con chi ritenendosi alquanto dotato di spirito, a colui che ingenuamente gli chiede (vogliamo dire LE chiede? ma si diciamolo) conosci Aurora risponde ah sì Aurora e lo fa con il braccio sinistro semipiegato terminante in un pugno serrato e il sorriso beffardo che rivela un alone di baffetti quadrati e neri sul labbro (so che non sempre quello che scrivo è comprensibile, ma concedetemi ogni tanto una presa per il culo di chi cerca con scarso successo di fare altrettanto a mie spese).
Insomma ancora una volta il mio organismo si è espresso contro di me.
Ancora una volta i miei programmi sono stati sconvolti dalla coscienza mensile della mia femminilità altrimenti abilmente nascosta…
E mentre ieri sera mi consolavo con dolci pensieri speriamo che stia piovendo c’è un nubifragio va tutto a puttane che lenivano almeno temporaneamente il dolore fisico frammisto alla violenza psicologica dovuta al fatto di essere intrappolata sotto il portone di una cattedrale, temendo di toccarlo per paura di essere incenerita brucia brucia con ettolitri di pioggia che si riversavano sui miei capelli ricci appena lavati annientando 45 euro di pazienza ah ma se piove qui figurati lì e con inquietanti personaggi che sfilavano davanti ai nostri occhi (e qui intendo soprassedere perché non auguro a nessuno di voi di vedere ciò che ho visto), all’improvviso l’orrenda notizia: a Roma non piove.
A ROMA NON PIOVE. A Roma è tutto perfetto. A Roma si divertono alla grande e tu sei qui, povera donna, tu che soffrirai in eterno e partorirai nel dolore sei qui, in una misera piazzetta circondata da improbabili individui che si esprimono a suoni gutturali e cosa peggiore si capiscono, e quasi quasi allettata dal suggerimento di giocare ai quattro cantoni sotto l’acqua battente pur di dimostrare che semplici gocce, di qualsiasi provenienza esse siano, non possono condizionare no che non possono la tua vita, tu sei qui, umidiccia e infreddolita e impotente sei qui. L’unica magra consolazione è che non sei sola. Sei attorniata di poveri sfigati come te. Contenta?
Siamo rimasti lì, immobili a guardare il cielo che ci sputava addosso, fino a che qualcuno ha pensato che fosse il momento giusto di raggiungere le macchine, pioveva di meno. Diciamo diluviava di meno. E quindi via a fare cik e ciak nelle pozzanghere e un romantico paesaggio lacustre improvvisato di cui solo noi fortunati foggiani possiamo godere rischiarava i nostri cuori. Eccola la macchina, proprio lì dall’altra parte della palude, ma ormai che importa un ultimo sforzo basta dragare per qualche metro…e poi finalmente ci siamo l’abbiamo raggiunta ed entriamo trionfanti e vai con l’aria calda e dai un pò di musica prendo i cd e straaaaap no non preoccuparti è solo la manica della mia maglia preferita che vuoi che sia e…cazzo ha smesso di piovere.
Sono le 2. Niente notte bianca. Meglio dormirci su va.
Poi oggi, quando i sogni del dopo pranzo stavano dolcemente spazzando via dai miei pensieri le vicende notturne, la magica telefonata della donna della mia vita, Mary, che ieri con traumatica indifferenza alle mie sofferenze e sei donna come me anche se conosci la storia è fuggita verso il mondo civilizzato affiancata da altri tre indegni che nulla hanno provato abbandonandomi al mio destino in questo insulso sobborgo.
L’esordio: “Aurora”. Piccola parentesi: già il fatto che pronunci il mio nome per intero, lei che preferisce di solito annullarmi ad un semplice dittongo, mi fa capire che in questa telefonata ci saranno grandi rivelazioni. Il fatto che il risultato sia un Auoa che fa pensare più ad un saluto esotico se non ad una richiesta di soccorso valanga piuttosto che al mio nome di battesimo, non fa altro che confermarmi chi c’è dall’altra parte del filo. Ed infatti è proprio lei, reduce da 24 ore di veglia, che con un occhio già chiuso e l’altro ormai ridotto ad un esile fessura orizzontale, compie eroicamente l’ultimo sforzo della giornata per avvisare la sua donna, io, Auoa, che “è stata una cosa allucinante”.
Quale Dio devo ringraziare per questo? Sono stata il suo primo pensiero, vi rendete conto? Ma questa donna mi ama! E mentre la sua voce si perde nell’eclatante racconto di tutto ciò che in poche ore ha potuto offrire la Capitale ai suoi occhi giovani e vogliosi di meraviglie, la mia mente vaga fino a che non si sofferma su un cassettino remoto chiuso fin dai tempi delle medie, ah la mia già declamata fanciullezza, e mi porta alla memoria una scena che avevo consapevolmente rimosso, quando tredicenne spensierata già seduta su un pullman diretto ad un magnifico palaghiaccio inglese, fui costretta a scendere perché nessuno aveva pagato l’assicurazione per questa povera bimba disperata e al ritorno orde di ragazzini impietosi mi sollevarono dal mio pomeriggio di biliardino con un altra povera dì sfigata dì sfigata bimba come me raccontandomi quanto fosse eccitante dare culate sul ghiaccio e peccato che te lo sei perso è davvero una cosa meravigliosa madò dovevi esserci anche tu ti saresti divertita un mondo e ok basta ragazzi ho capito ma no vieni qui che ti raccontiamo i particolari e deve essere stato a tredici anni e in terra straniera che ho iniziato a dire le parolacce.
Poi il mio tuffo nel passato viene interrotto da un’importante affermazione… “Au due milioni e mezzo di persone per strada”… al Tg avevo sentito due milioni, ma immagino che Mary da grande voglia fare il questore quindi non controbatto anche perché ho ancora in mente l’immagine sfocata del grande lago ghiacciato con centinaia di piedini infilati in scarpette bianche che sfrecciano felici… ah se ne fosse rotto qualcuno…
Comunque… la conversazione termina con un’altra delle frasi fatidiche della mia vita, una di quelle MD che ti arrivano dritte sui denti, come direbbe qualcuno, e devi pagare pure la multa perché non c’hai il biglietto oppure dai un nome falso, Auoa ad esempio però poi ti chiedono i documenti e se non ce li hai vogliono il numero di casa, ah maledetti ricordi uno tira l’altro come le ciliege, ma sto divagando insomma alla fine la storia della mia vita racchiusa in cinque parole:
la prossima volta devi esserci.
Amen.
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




X Mary: Troppo divertente il tuo commento!!!
Incredibile, vagavo nell’universo blog e ho ritrovato Aurora!Sei sempre in splendida forma direi (a parte le cicliche sofferenze vinte nel concorso a premi “La Genesi” da Eva e tramandate fino ai giorni nostri).Felice di ritrovarti…e a Torino notti bianche non ne esistono…a meno che non si passi una notte completamente insonni…ma ognuno a casa propria…bacio e sorriso
Mancavamo in due.E perci?men.La messa ?inita, andiamo in pace!
Prima o poi la giustizia divina far?l suo corso, e allora qualcuno organizzer?a notte bianca a Stornarella. E tu prendendoti gioco delle strade impervie e dei ciclici dolori, consumerai la tua vendetta verso i miserrimi gitanti capitolini. Gustando un’acqua al tamarindo.Amen
Mad?on sai che ti sei persa…..:-))), scherzo!!!! Ci sei mancata tanto, ma ci siamo divertiti lo stesso!
e, se mi avvisi prima, magari posso anche farti compagnia, se vuoi! ah, dimenticavo: non c’ero nemmeno io! se pu? qualche modo consolarti…bacio!