Onyrica

Piano respira e piano cammina.
Passi lenti, circolari, ragionati. Pesanti, ampi, inutili.
Passi scanditi dall’illusorietà dei luoghi chiusi, dove l’incedere non serve a portarti altrove, ma ti rende padrone del tempo e dello spazio.
Ma quale tempo, quanto spazio.
Il letto disfatto e le mura in penombra sono testimoni e custodi della tua ricerca. Calpesti la polvere, lasci tracce. Le ricalchi, una volta, due volte, una volta ancora. Vagabondare su se stessi ha un beneficio, perdi i pensieri, ma non l’orientamento. Sai già dove stai andando e il punto di arrivo non è frutto della distanza, ma del momento.
L’attimo giusto, è quella la meta.
Rimugini, ponderi, rifletti.
La mente marcia più veloce degli arti, ma il traguardo è lontano per entrambi. Mille dubbi ti avvolgono, mille incertezze. Senti il legno consumarsi sotto i tuoi piedi, il tuo corpo è un aratro che semina impronte. Ma questo solco è ancora vacuo. Respira, cammina.
Lascia alle spalle briciole di vita, ti aiuteranno a ritrovare la strada e ad alleggerire il tragitto. Procedi con la costanza degli incerti, cercando nuovi indizi e ignorando le soluzioni visibili, parla a te stesso, inganna il silenzio. E ora, fermati.
Non troverai quello che cerchi. Non qui, non ora. Non così.
Ma non eri qui un attimo fa. Dove vagavi? Un passo indietro, un minuto in più.
La stanza è buia, la serranda abbassata. Pioggia continua, incessante, un martello liquido di inconsistente stridore. Luce che si infiltra, invadente e non invitata, luce bianca, inespressiva, più luce del solito, più luce del previsto.
Sono le sei e le lenzuola non vogliono cederti al giorno.
Solo le sei e a questo venerdì manca già qualcosa.
Eccoti. Tu, un attimo fa. Immobile e indifeso, incosciente. Sogni.
Chiaroscuri. Frattali. Pulsazioni. Ti ricordano chi eri, ti suggeriscono chi sarai. Ti raccontano chi sei. E’ tutto così… orizzontale. Nessun suono, né toni. Non una strada da percorrere.
E’ il momento degli occhi. Non un albero, niente ostacoli. Nessun’ombra a compromettere la visuale. Diresti che non c’è nulla da vedere, eppure ora puoi guardare tutto.
Risposte ovunque. Più delle domande che sei in grado di porre, più di ciò che sei disposto a conoscere.
Hai paura?
Il sonno ha coraggio, affronta con pazienza una lucidità di cui la veglia ha timore. Gli occhi soli vivono, mentre il corpo, paralizzato, si finge morto per sopravvivere. Ma il tutto scorre, sotto i tuoi piedi immobili. E ti trovi ad osservare i passaggi e sfogliare le esistenze ed è un bene che la coscienza sia estranea a questo mondo perché non puoi scappare, puoi solo guardare la tremenda, insostenibile orizzontalità del paesaggio.
Niente si nasconde nel sonno, è tutto in piena luce. Più luce del solito, più luce del previsto.
Eccoti. Tu, ora. Nudo, di fronte a una verità che solo follia e morte sanno domare. Ora sai, hai visto, hai sognato. E ora hai paura.
Quando i sogni diventano più inquietanti della realtà è il momento di aprire gli occhi. Non puoi vivere a colori nell’etere onirico, apri gli occhi.
Un passo avanti, un minuto in meno. Respira. Cammina.
Luce calda, accogliente, discreta. Non piove più.
L’ultimo barlume di lucida incoscienza molla la presa. Sei sveglio. Di nuovo. Credi di aver sognato, ma non ricordi. Una sensazione, brevi lampi… poi il nulla. Solo le tue mille domande, le stesse di sempre e l’umano, rassicurante disagio che domina la quotidiana assenza di soluzioni.
Anche oggi il sole ti ha concesso un caritatevole raggio di oblio.
Sorridi, sei pronto per una nuova giornata.
musica di Gialli (www.myspace.com/stanzebrevi)
Categoria: I have a dream...




ah ok, quindi non ci conosciamo… beh grazie per l’apprezzamento. Mi sono scervellata un bel po’ per capire chi potessi essere, il “ci siamo” sembrava un commento compiuto, ma non riuscivo a interpretarlo :)
ehm..dici a me..? temo mi sia scappato un inizio di commento..non ricordo cosa volessi scrivere, ma sicuramente avrei voluto esprimere apprezzamento e (perchè no?) gratitudine per questo post..
ehm… riformulo il commento… ma chi sei?
ci siamo