Epica di fine Pasquetta

18aprile09.pngNoi umani siamo succubi

schiavi delle passioni,

nemici del buon senso

prede dei nostri umori.

Basta uno sguardo intenso

a sguinzagliar gli ormoni

E quasi mai c’è tempo

per le elucubrazioni.

Questo ci porta spesso

quasi in continuazione

a far false partenze,

se ne abbiamo occasione.

si fottano le apparenze!

ma non c’è soluzione.

Causa dell’insuccesso?

Non si usa la ragione.

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Onyrica

23marzo09.png

Piano respira e piano cammina.

Passi lenti, circolari, ragionati. Pesanti, ampi, inutili.

Passi scanditi dall’illusorietà dei luoghi chiusi, dove l’incedere non serve a portarti altrove, ma ti rende padrone del tempo e dello spazio.
Ma quale tempo, quanto spazio.

Il letto disfatto e le mura in penombra sono testimoni e custodi della tua ricerca. Calpesti la polvere, lasci tracce. Le ricalchi, una volta, due volte, una volta ancora. Vagabondare su se stessi ha un beneficio, perdi i pensieri, ma non l’orientamento. Sai già dove stai andando e il punto di arrivo non è frutto della distanza, ma del momento.

L’attimo giusto, è quella la meta.

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Toccata e fuga

9marzo09.pngHo accantonato la musica da tempo, come ho fatto e continuo a fare con tutto ciò per cui non mi sento sufficientemente capace da essere considerata brava.

Non ho mai avuto una particolare vocazione per il mondo dei suoni, ma l’ho sempre trovato affascinante. C’è stato un tempo in cui preferivo le scale naturali a Bim Bum Bam e non trovavo passatempo più entusiasmante dell’incastrare accordi, prettamente minori e solitamente inesistenti, usando in realtà i tasti bianchi solo per riempire i vuoti che quelli neri non erano in grado di gestire da soli. Lo spirito malinconico è una delle mie tante precocità.

All’epoca mi sentivo brava. Del resto, i miei unici spettatori erano mia madre, i miei cani e nelle occasioni speciali AmicaT, ossia in assoluto gli esseri, umani e non, più propensi a farmi sentire, ognuno a suo modo, migliore di quello che sono. Io suonavo. Loro sorridevano e scodinzolavano. E a me piaceva.

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The Doctor is in

21febbraio091.pngMi alzo alle 7, con largo anticipo.

Non lo facevo da tempo. Non ne ricordavo la sensazione.

Faccio parte della categoria di coloro che aprono gli occhi sul fotofinish, dove aprire è sinonimo di combattere contro la forza di gravità giusto quel tanto che basta per creare una feritoia tra le palpebre, un impercettibile varco che permetta agli zeitgebers di rompere i coglioni solo alla pupilla, mentre il resto del corpo può concedersi i famosi altri cinque minuti, che sono l’elemento determinante, come dimostrano numerosi studi di un certo calibro, nella valutazione complessiva della propria giornata.
In termini pratici: alla tipica domanda “Come è andata oggi?”, a cui di solito, se la mattina siamo riusciti a dormire altri cinque minuti e non è successo niente di particolare, diamo una risposta piuttosto neutra, del tipo “Nulla di che”, “Solita vita”, “Così e così”, la pupilla, la mia perlomeno, risponde sempre e comunque “Fottiti”.

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La risposta di matrimonio

6febbraio09.pngNO.

Se questo non ti è chiaro

rimedio col disegno

ma non sono sicura

di saper fare un segno

che riassuma con cura

ciò che realmente penso.

Ci vorrebbe un diario

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