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Il giorno del giudizio

1marzo.pngQuesta è una storia di amicizia e distruzione, che ai più risulterà incomprensibile.
Il che non è così grave visto che tali più, inibiti dalla sua prolissità, probabilmente si asterranno dal leggerla.
Per chi, invece, nonostante le raccomandazioni, volesse proseguire nella lettura questo potrebbe fornire un importante aiuto alla comprensione.

C’era una volta una fanciulla dai lunghi capelli, folti e rossi come la fiamma viva.
Ella non sapeva cos’era il lavoro, né conosceva la fatica e passava le sue giornate nell’ozio più completo, crogiolandosi nella sua fortunata condizione di nullafacente mantenuta.

Il suo nome era AmicaT.

Un giorno, mentre la dolce pulzella camminava per strada assorta nei suoi pensieri, le si avvicinò un uomo dall’età imprecisata, con vestiti logori e il viso ricoperto da escrescenze metalliche.

- C’hai ‘na sigaretta? - le chiese con voce rauca, scrutandola con un’espressione a metà strada tra la speranza e il disgusto.

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La mia palese avversione alle feste comandate ha dei fondamenti scientifici

14febbraio08.pngQuando con occhio umidiccio, labbro tremulo e cuore trafitto in mano, ho recitato alla mia futura relatrice di tesi il discorsetto che mi ero riproposta di utilizzare solo in caso di estrema necessità, come ad esempio nell’assurda ipotesi che lei avesse rifiutato a soli quattro mesi dalla seduta di laurea un argomento di tesi ideale, interessante e originale, selezionato tra altri mille dopo giorni e notti di ricerca incessante, non credevo che mi avrebbe preso in parola.

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Per i miei due pupazzotti…

30gennaio08.pngIo non credo nel paradiso degli uomini, ma in quello dei cani sì.

I cani se lo meritano un paradiso.

Secondo me, il paradiso dei cani è aperto ad ogni cane del mondo, senza distinzione di colore o di razza.
Ci vanno proprio tutti, prima o poi, senza eccezioni, perché nessun cane è mai stato cattivo, né mai nessuno lo sarà.

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Io, come il Nasdaq

22gennaio08.pngTornare sul mercato dopo un lungo periodo di assenza è più difficile di quanto si pensi.

Soprattutto se, come nel mio caso, tre anni abbondanti di incondizionata fedeltà sono stati preceduti da circa dieci anni di galoppante imbranataggine, a loro volta anticipati da altri dieci anni passati in compagnia di Barbie di ogni tipo crogiolandosi nella convinzione, in realtà piuttosto lungimirante, che i maschi sono antipatici, stupidi e puzzano.

Nelle mie condizioni, l’unico modo per non sprofondare nel cupo baratro della depressione da incapacità di rimorchio è persuadersi che le cose non funzionano più come prima, i tempi sono cambiati e bisogna adeguarsi.

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Scrivere o non scrivere, questo è il dilemma

18gennaio08.pngL’aspetto più brutto della fine di una storia non è il dover improvvisamente cambiare le proprie abitudini, il doversi adeguare alla mancanza di una persona che ti è stata vicino per anni e che all’improvviso non è più utilizzabile come punto fermo della tua vita o la rinuncia forzata ad una realtà che, nonostante i problemi, tutto sommato non ti dispiaceva.

Dopo due mesi abbondanti dal fattaccio, sono arrivata a questa consapevolezza: l’aspetto più brutto della fine di una storia è che, per un periodo ragionevolmente lungo, non puoi più scrivere sul blog tutto ciò che vorresti.

E se ci pensate bene non è affare da poco.

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