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Senza vergogna

22giugno.pngL’altro ieri ho assistito ad un massacro pubblico. Decisamente divertente.
Pur abitando nella città dei tromboni sfiatati, ancora mi sorprendo quando mi trovo davanti individui che, nel momento stesso in cui compiono l’incauto gesto di attivare l’apparato fono-articolatorio, ovviamente senza assicurarsi che esso sia collegato ad un cervello funzionante, ti fanno venire voglia di proporre l’abrogazione dell’articolo 21 della costituzione italiana in favore di una decisamente più dignitosa censura.
Se l’individuo in questione, poi, si autodefinisce errante alla ricerca della bellezza nella scienza e nelle arti umane, per avventura assessore alla cultura della città e si dichiara impegnato a trasmettere i valori della responsabilità e della consapevolezza al cittadino per la crescita e lo sviluppo di una matura comunità democratica, alla Costituzione ti viene voglia di darle fuoco e ripristinare un sano regime totalitarista in cui il concetto di libertà di parola venga rimosso chirurgicamente dallo scibile umano.

Il soggetto in grado di scatenare nella mia democraticissima persona crudeli deliri nazifascisti è un tale signor Potito Salatto, che si fregia per l’appunto della carica di assessore alla cultura della città di Foggia e che ieri, in uno dei rari eventi culturali che la nostra graziosa cittadina ci regala ogni estate, al cospetto di nomi del calibro di Piergiorgio Odifreddi, Oliviero Beha, Ernesto Galli della Loggia e Giorgio Israel (ai quali bisogna aggiungere la partecipazione spirituale di Nichi Vendola e Orazio Ciliberti), ha avuto modo di prendersi i famosi 15 minuti di fama, che per colpa di Andy Warhol ormai non si negano più a nessuno, per dimostrare scientificamente (del resto di scienza si parlava) che non esiste assolutamente nessun tipo di correlazione, meno che mai una relazione di causalità, tra capacità intellettive possedute e ruolo sociale ricoperto.

Artefice del massacro, ma più che altro è stato come sparare sulla croce rossa, è stato Beha, moderatore della serata, a cui va il merito di aver sdrammatizzato il più possibile su una situazione tanto assurda quanto deprimente, dando la parola all’assessore più o meno con lo stesso tono con cui Mago Zurlì chiacchiera con Topo Gigio. Alquanto grottesco.

Ciò a cui ho assistito, su cui, considerate le premesse, preferirei non scendere ancora di più nei dettagli, mi ha dato spunto per riflettere su un concetto di cui ultimamente tutti parlano e che i più usano per esternare la propria frustrazione, ma il cui senso profondo difficilmente viene colto: la Vergogna.
Cos’è la Vergogna? Il dizionario la definisce come un “sentimento di profondo turbamento e di mortificazione, derivante dalla consapevolezza che un atto, un comportamento, un discorso, ecc., propri o anche altrui, sono riprovevoli, disonorevoli, sconvenienti”.
E’, a mio parere, un sentimento estremamente positivo poiché, usato nel giusto modo, diventa un potente mezzo di controllo della condotta umana molto più efficace di qualsiasi prospettiva di punizione concreta e perfino di dannazione divina.

Pensateci. Se trovate 50 euro per terra, nel momento in cui vi accingete a decidere se intascarli o meno, ha più effetto l’immagine del legittimo proprietario che, sorprendendovi sul fatto, vi indica stile Nelson e con un sonoro Ah-ah vi espone ad una pubblica umiliazione o la catechista che vi ricorda che chi commette peccato va all’inferno? A chi risponderebbe la seconda consiglio vivamente di smettere di leggere questo blog.
Vergognarsi è socialmente utile, non ce niente da fare. Il problema è che, purtroppo, è un sentimento in via di estinzione. In quel “propri o anche altrui” riportato dalla definizione, quel propri viene il più delle volte totalmente ignorato e da ciò deriva l’attuale tendenza a pensare che a doversi vergognare sia sempre qualcun altro. E siccome tutti la pensano così ormai non si vergogna più nessuno.

George Bernard Shaw diceva che un essere umano è tanto più rispettabile quante più sono le cose di cui si vergogna.
Da questo punto di vista io posso considerarmi una persona rispettabilissima, tante sono le cose di cui non vado fiera nella mia vita. E siccome qualcuno potrebbe non crederci, ho deciso di esporre al pubblico ludibrio, evento per evento, tutti i momenti in cui infamia e disonore sono entrati a far parte della mia esistenza, senza peli sulla lingua. Ma siccome ci vuole tempo e tempo ce n’è poco e in più è l’1.57 e ogni tanto mi capita di avere sonno, pubblicherò il nefasto elenco nel prossimo post.

Restate sintonizzati.

5 Commenti per “Senza vergogna”

  1. Chiedo venia, ho aperto l’inciso con una parentesi e l’ho chiuso con una virgola, dimenticando tra l’altro la preposizione “in” XD

  2. Bene, sono sempre più contenta di aver beccato il tuo blog perché siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda.

    Purtroppo i casi simili a quello sopracitato sono decisamente troppi per i miei gusti; oltre alla lista che ci hai proposto io ne stilerei anche una sulle cose di cui mi vergogno ma non mi riguardano personalmente. Giusto per fare un esempio: io mi vergogno che in Italia (e purtroppo tanti altri paesi, i Reality siano tra le trasmissioni più seguite ed amate.

    E ora mi accingo a leggere il successivo post ;)!

  3. abreast come non essere d’accordo…

    bollesan come si vede che non mi conosci :)

  4. Io credo che solo gli stupidi sono soddisfatti al 100% di tutto quello che hanno fatto e penso che tu sia rispettabile per altri 1000 motivi non per quello che dice il grande George Bernard Shaw che tra l’altro è l’autore della frase che è il portabandiera del mio blog da almeno 10 anni…

  5. io, naturalmente, attendo con ansia la prossima pubblicazione. nel frattempo, posso dirti che uno con un nome così già la dice lunga (mi riferisco, ovviamente, all’assessore alla cultura della tua città!) …

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