Signouuuuura! Il cane fa BBBAU!
Insomma è successo un casino e lo voglio condividere con voi.
Dovete sapere che abito in un condominio bello ma bello davvero in via dei matti numero zero e “occupo” uno dei quattro appartamenti al piano terra fornito di un giardino fichissimo che sarebbe il vanto dei giardinieri se solo volessimo spendere i soldi per assumerne uno.
In questo giardino dei desideri ci sono due coccodrilli un orangotango due piccoli serpenti un’aquila reale il gatto il topo l’elefante non manca più nessuno solo non si vedono i due leocorni, ne sono sicura perché ogni tanto si sentono strani rumori anche se l’erba è così alta che non sono mai riuscita ad individuarli.
In ogni caso oltre ai tanti oggetti non identificati che si aggirano a mia insaputa fra le siepi ci sono due teneri angioletti, i miei due cagnolotti, mio principale orgoglio in questa vita di stenti e di miseria: Spillo e Camilla.
Lei è una montagna bianca, più alta di me (non che ci voglia tanto, ma per darvi un’idea) ed è l’”anziana” della coppia. Me l’ha regalata il mio ex un S.Valentino di tre anni fa, quando ancora non avevo elaborato la mia teoria sulla pericolosità fisica e mentale delle feste tradizionali.
Lui un povero trovatello che ha avuto qualche mese fa la bella idea di piazzarsi davanti al nostro cancello attirato dal calore di Milla (ah gli uomini, tutti uguali) ed ora è costretto a piegarsi all’esuberanza di lei, che, tale cane tale padrona, appena si è resa conto di avere un maschio nel suo territorio ha cercato in tutti i modi di prenderne possesso (riuscendoci, diversamente dalla padrona).
Insomma il problema è questo: la notte i gatti del quartiere danno libero sfogo alle loro canzoni amorose con un
MIIIIIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAO
MIAOMIAOMIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
che infastidirebbe anche il più mite dei barboncini. Di conseguenza i cani del quartiere iniziano ad abbaiare. Di conseguenza anche i miei due tesorini iniziano ad abbaiare.
Di conseguenza l’altro ieri si è messa ad abbaiare anche la signora del palazzo di fronte e nel pieno sfoggio della sua tracagnottaggine e sostenuta moralmente da una sua amica che ricorda vagamente il modello in seconda pagina del catalogo Divani&Divani, dal balcone del secondo piano ha “ripreso” mia madre che vagava nel giardino con un “signoooooooouuura???e la noutte non si può più dormiiire!!!”
Ecco come sono andati i fatti.
Mia madre con un esprit di finesse che la contraddistingue dalla nascita e che in questo caso non può non sfoggiare, risponde ai due divani parlanti con un elegantissimo “ci avete rotto i coglioooooni!”, che neanche il raffreddore e la conseguente voce rauca riescono a contenere. Panico.
Inizia una guerra verbale tra pianoterra e secondopianodelpalazzodifronte, in cui nonostante il due contro uno, mia madre sembra stravincere grazie alla sua evidentemente superiore proprietà di linguaggio.
Potrebbe finire lì con un suo pieno trionfo, se non fosse che io, che odio i soprusi, decido di abbandonare per un momento i miei amichetti Rousseau Dewey S.Agostino e Aristotele per correre in suo aiuto.
Una nuova battaglia quindi, stavolta più equilibrata. Io sfoggio tutta la mia eloquenza dovuta ad anni e anni di stretta frequentazione della crème della crème foggiana, mia madre decide di attaccare sul piano personale ricordando alla signora che anche i divani possono avere le corna, la signora ribatte ricordando a mia madre che almeno lei ce l’ha un marito, io rispondo che non me n’ero mai accorta pensavo avesse anche lei un cane, lei replica che siamo cafone, mia madre confermando questa sua ultima affermazione esce di scena con un “ma vaffanculo” che rimbomba in tutto il quartiere.
Ma io non demordo.
Le due eleganti signore cercano conforto in una delle poche inquiline del mio palazzo a cui concediamo ancora il saluto e che si è affacciata alla finestra per dimostrare che lei del detto che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni se ne fa un baffo. Le signore cercano di circuirla con i loro “signora ma lei come fa a sopportarle? ma lei riesce a dormire? ma non dite niente delle cacche in giardino? ma che si mangia oggi? ma lo sa che si mantiene proprio bene?” e così via, ma lei non si lascia incantare e finge educatamente di stare alla finestra solo per fumarsi una sigaretta.
Io infastidita continuo a gridare di parlare con me e non con la ficcanaso di turno, ma loro mi rivolgono la parola solo per ricordarmi quanto sia stata cafona mia madre e poi il divano in un impeto di buon senso decide di trascinare la tracagnotta in casa.
Fine primo Round. Torno ai miei libri con l’adrenalina che balla il tip tap, ma decisamente soddisfatta. Prendere a parolacce il prossimo ogni tanto aiuta e il corso di improvvisazione che frequento è meravigliosamente utile a questo scopo.
Ora di pranzo. Il citofono suona insistentemente ma noi, convinte che l’amore entri senza bussare e che quindi possono essere solo dei rompicoglioni come al solito evitiamo di rispondere.
Io incuriosita spio in giardino dalla finestra e vedo un armadio con le gambe che dal cancello fa gesti amichevoli
al mio Spillo borbottando una cosa del tipo “vieni qui e ti faccio un culo così”. Spillo lo guarda con accondiscendente compassione.
Capisco che le due signore hanno chiamato i rinforzi ed esco in giardino per il secondo round. Stavolta sono un quattro, ma delle due signore coraggiose neanche l’ombra.
L’armadio vuole parlare con mia madre, ma io sfoggiando tutta la maturità di cui sono capace rispondo con un altezzoso “i cani sono miei non di mia madre parli pure con me”.
L’armadio inizia a sputare attraverso le sbarre del cancello che la notte non si dorme il cane è aggressivo quando passa qualcuno vicino al cancello abbaia i bambini si spaventano le donne incinta abortiscono e poi il giardino fa schifo i cani cagano e voi non pulite io chiamo i carabinieri la polizia la guardia forestale la casa bianca e l’FBI e se non risolvete la situazione faccio rapire i cani dagli alieni che gli tagliano le corde vocali vi denunzio vi querelo vi cito in giudizio per sottrazione di sonno bla bla bla bla bla bla pù pù pù pù pù pù cicciccì coccoccò buruburubumburu bambambà etc etc.
Spillo stavolta si incazza davvero e inizia a dirgli parolacce nella sua lingua guardandolo in cagnesco (bwuauauauah) io lo imito ma non riesco ad arrivare ai suoi livelli, lui ribadisce che vuole parlare con mia madre.
Ed ecco che arriva mia madre. Ri-panico.
“Si allontani dal mio giardino“.
E’ una semplice frase, ma il modo in cui la dice dà l’impressione che se l’armadio non obbedisce si scatenerà una guerra nucleare (a cui lui a dirla tutta ha già dato inizio con il suo alito).
Vorrei censurare il resto del discorso perché anche io ho il senso del limite, fatto sta che alla fine il signore-quattrostagioni viene trascinato a braccia nel suo portone e io e mia madre trionfanti torniamo in casa.
Abbiamo vinto una battaglia e vinceremo la guerra, anche se per il momento sono due giorni che le mie bestiacce dormono in casa, perché le bestie del palazzo di fronte hanno pensato bene di iniziare a praticare il lancio della bottiglia gareggiando a chi riesce a farla arrivare con più forza nel nostro giardino.
In tutto questo ambaradan una cosa però siamo state costrette a concedergliela: ci hanno chiesto di mettere un cartello per avvisare le persone che passano dell’imminente pericolo, in modo da evitare infarti e/o colpi apoplettici a causa dei miei due mostri che abbaiano.
A dimostrazione del fatto che noi siamo gentili e disponibili ad una risoluzione amichevole di questo spiacevole scontro, da un paio di giorni il cartello
ATTENZIONE AI CANI FEROCI
del palazzo di fronte
fa bella mostra di sé sul cancello del mio giardino. Sono soddisfazioni…
Categoria: Del perché ogni tanto l'autodisintegrazione molecolare




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