Un inutile spargimento di sangue
Quando dico che ho paura delle iniezioni tutti mi scherzano.
E’ più forte di me. Il bambino che dice “già fattoooooo? E’ pic!” mi fa più o meno lo stesso effetto di Chucky la bambola assassina che canticchia 1,2,3… adesso tocca a te! 4,5,6… morto tu sei! e quando devo percorrere il tragitto che mi porta dalla mia casetta ad una stanzona asettica e piena di aghi assetati di sangue, mi sento tanto Sean Penn nell’ultimo quarto d’ora di Dead man walking.
Ma tutti mi scherzano. Nessuno capisce che il mio è un terrore dalle radici antiche, scandito anno dopo anno da episodi traumatici che si ripercuotono inevitabilmente sulla mia psiche e che mi portano a evitare come la peste i laboratori di analisi cliniche e ormonali.
Il primo episodio di cui ho memoria risale a quando avevo otto anni. Vinsi una bella vacanza premio di due settimane nella suite presidenziale degli Ospedali Riuniti di Foggia e, come omaggio extra, ebbi la fortuna di ricevere un abbonamento a ben due iniezioni di cortisone al giorno, più una bonus di penicillina una volta a settimana.
Dopo aver escogitato invano i migliori escamotage per sottrarmi a queste amorevoli cure, a vedermi Mac Giver si sarebbe commosso, un giorno decisi che ero diventata grande e che dovevo fare la bimba coraggiosa. In fondo il cortisone non faceva poi così male, mentre la penicillina era il dolore fatto farmaco (ma la legge delle probabilità mi era favorevole).
Quando arrivò l’infermiera, corsi sul letto, mi sdraiai a pancia sotto e mi abbassai i pantaloni, godendo di quel “ma che brava bambinaaaa” con il quale i presenti si sollevarono in coro.
Ovviamente era il giorno dell’iniezione bonus.
In quinto superiore, quando arrivò il camioncino dell’Avis nel cortile del liceo, tutti corsero fuori a fare i benefattori e io rimasi in classe perché ero ancora minorenne. La prof di biologia, iscritta ad AVIS, AIDO, ADMO e a tutte le altre associazioni di quattro lettere esistenti, la considerò una scusa poco credibile e da quel momento iniziò ad odiarmi profondamente.
Anche il suo registro iniziò ad odiarmi profondamente.
Circa un anno fa, incoraggiata dalla medaglia d’oro che attesta che le piastrine di mio padre hanno raggiunto il glorioso primato di più di cinquanta donazioni, decisi di fare la degna discendente e mi presentai nella solita stanza con gli aghi assetati per diventare donatrice.
Dopo la punturina sul dito, con la quale si estrae un’unica goccina di sangue per vedere se i valori sono in regola, rimasi per dieci minuti sdraiata su una barella, con la vista annebbiata, la nausea e con mio padre e il dottore che mi scherzavano nell’altra stanza.
Oggi l’incubo è tornato.
Una macchina è passata a prendermi all’alba per portarmi nel luogo dell’esecuzione.
I capi di imputazione sono ben quindici. L’emocromo è il più grave di tutti, ma anche l’azotemia non è da poco.
Non ho potuto fare neanche il tradizionale ultimo pasto del condannato, perché bisogna restare digiuni.
Mentre il boia compiva il suo meschino lavoro, mettendomi il cappio al braccio e limitandosi a dare minime istruzioni verbali chiudi il pugno… apri il pugno… io guardavo in alto pensando che presto sarebbe tutto finito.
L’eterea immagine dell’imminente cappuccino+cornetto allietava gli ultimi istanti della tortura.
Poi, all’improvviso, una luce. Una sensazione inaspettata. Niente fading out, né precipitose cadute verso il terreno. Sono uscita dal laboratorio sulle mie gambe e con un accenno di sorriso sulle labbra. Miracolo! Sono persino riuscita a salutare il dottore.
Santo Cornetto da Bar mi ha protetto.
Bene. Questa è la mia triste storia.
Ora continuate a scherzarmi se avete il coraggio.
Categoria: Sono soddisfazioni...




io non ho paura degli aghi (data la mia estraneità all’oggetto, se non per il cucito), ma ho la pressione bassissima: riesco a misurarla solo al terzo/quarto tentativo, con risultati pessimi (in genere, 40 la minima e 60 la massima).
Fa lo stesso? :)
giovanni considerando che alla voce sideremia ho 20 e il minimo è 50 dubito che il furgoncino dell’avis mi farebbe entrare… mi sa che la colazione devo continuare a pagarla :)
giorgio beh almeno mal comune mezzo gaudio…
Perchè scherzarTi? La paura dell’ago è molto comune, sai?
buona giornata
ankio qnd ero piccolo ho ricevuto la mia bella dose di punture..
diamocilina mi pare..
fa ancora male solo a pensarci
adesso però penso ke farò una visita al furgoncino dell avis
sai com’è.. a “noi donatori” spettano 2 (e dico 2) giorni di permesso pagati
e poi la colazione è gratissss :)
byezz
la “punturina sul dito” è quanto di più fastidioso possa esserci, sia perchè fa male, sia perchè il dolore dura un bel po’ prima di scomparire, sia perchè solo dopo averne subita una ti rendi conto di quanto usi i polpastrelli durante la giornata!
come hai visto, comunque, la paura degli aghi si vince, proprio come hai fatto tu! complimenti!
b-right mi dispiace per quello che hai passato, spero che ora vada tutto bene
arianna grazie mille! in realtà lancioni all’epoca non l’ho seguito, sarà per quello? :)
pensieroso miracoli del photoshop!
dillo a me che mi vogliono costringere a donare il sangue……
bel blog e sopratutto bello lo stile di inserie immagini come istantanee di polaroid. ma come fai?
E’ fantastico il modo in cui srivi, mi è davvero piciuto, complimenti. Credo di essere una tua collega universitaria in quanto ho trovato il link del blog sul sito in cui ci riuniamo.
Riguardo alle tue paure, avrei tanto e nulla da dire, in primis però ti comprendo, poi ti dico, a nulla sono servite le lezioni di Lancioni? Anch’io ho una fobia, fortissima, mi si blocca il respiro quando vedo un uccello, che ce voi fa, è così. Però con gli aghi potresti lavorarci su e poi credo tu sia sulla strada giusta.
Secondo, data la tua volontà di diventare neuropsicologa, non credi sia meglio debellare il nemico?Potrebbe ostacolarti nel lavoro….
Terzo, forse contraddittorio: ti auguro nella vita di avere sempre e solo paura degli aghi perchè in fondo non sono nulla, peggio è avere paura di un intervento, tremare per le brutte notizie del medico, perdere i sensi, essere davvero malati. Credo che quando si ha un reale problema, grave, non si ha il tempo di aver paura di cose “blande” e poco invasive come gli aghi.
Per questo ti auguro di di avere sempre e solo paura degli aghi!
Ti capisco, anche io avevo paura, e
ancora ne ho un pò. (una volta sono
quasi svenuto, penso che sia stato per la
tensione, infatti il sangue non usciva,
cosìcchè il dottore mi tolse il laccio, e
finalmente uscì, ma io mi sentii mancare).
Soltanto negli ultimi anni sono migliorato.
Sarà anche perchè ho lavorato per un
anno in un labo analisi (come accettatore, eh!),
e soprattutto ho passato 15 gg in ospedale,
con flebo, iniezioni a gògò e catetere,
seguiti di una puntura anticoagulante al
giorno - che mi facevo io sulla pancia :-(((
Dopo esperienze del genere ti abitui un
attimino. ciao
spero di non averti turbato con tutto sto
racconto splatter
b-right