Un lustro decisamente lustro

23gennaio09.pngC’era una volta una ragazzina con la testa per aria e il cuore sulla luna, di quelle timide e silenziose quanto basta per risultare antipatiche ai più e far innamorare i bruttini.

Aveva deciso di credere nella vera amicizia e nel vero amore, non preoccupandosi del fatto che avrebbe avuto meno probabilità di deludere le proprie aspettative dedicando la sua vita alla sconfitta della fame nel mondo o alla dimostrazione dell’esistenza degli alieni.

Così, aspettava, fiduciosa e paziente, l’arrivo di qualcosa di grande. Non un grande amore o una grande amicizia, ma semplicemente un grande qualcosa. E le ore passavano e si tramutavano in giorni e i giorni si sposavano e mettevano su famiglia diventando anni e gli anni si accoppiavano senza sosta rendendo il tempo un’orgia selvaggia e incessante.

La ragazzina non era né troppo felice, né troppo triste; chiamava attesa la solitudine e tanto le bastava per andare avanti. Del resto, aspettava qualcosa di grande.

Ogni tanto qualcuno provava ad entrare nella bolla di vetro in cui si era seduta e lei ne era entusiasta, lo accoglieva nel migliore dei modi, ma dopo non molto si insinuava il dubbio che fosse qualcosa di piccolo, al massimo qualcosa di medio e così lo ricacciava fuori e ricominciava ad aspettare.

Un giorno la ragazzina si svegliò donna. Le insegnarono che gli adulti danno alle cose il nome che meritano e che ricerca e misantropia non sono sinonimi. Le spiegarono che la grandezza non è perfezione e che uno è sempre e comunque maggiore di zero. Le regalarono uno specchio.

E lei, che era silenziosa, ma non stupida, capì. Diede alle cose il nome che meritavano e ne scoprì altre che non conosceva. Uscì dalla bolla in punta di piedi, ma qualcuno sentì lo stesso il rumore. E nel momento stesso in cui smise di cercare finalmente trovò.

Di solito me ne dimentico, magari mi viene in mente qualche giorno dopo ed è solo un modo in più per ricordarmi il tempo che passa, anzi che corre. Però ieri ci pensavo in modo diverso. Pensavo che per una che tende a formattare la sua vita a scadenze periodiche e, il più delle volte, eccessivamente ravvicinate, avere qualcosa che ti ricorda chi eri e in cosa credevi non è da poco. Soprattutto se riesce a ricordartelo con un sorriso.

Questo blog oggi compie cinque anni.

E riflettendoci, nonostante le assenze, le lunghe pause e le crisi, in fondo non c’è mai stato niente, almeno fino ad ora, in cui mi sono applicata di più e che mi ha dato maggiori soddisfazioni di questo posto.

E’ iniziata per gioco. Il mio ego si nutre, oggi meno di allora, di approvazione e compiacimento altrui e lo sa che con le parole ci sa giocare e crede che mettersi nero su bianco sia il modo migliore per dimostrare che anche chi parla a voce bassa ha qualcosa da dire, ma ritiene che meriti di sentirlo solo chi presta realmente attenzione.

E’ continuata per sfogo, una sorta di appendice tecnologica del caro vecchio diario segreto, testimone anche egli della mia antica convinzione che buttare su un foglio, o su uno schermo in questo caso, i pesi che ti trascini alle spalle serva effettivamente a renderti più leggero.

Ora non è più né l’uno né l’altro.

L’aver rotto la bolla mi ha permesso di trovare conferme negli occhi di chi mi conosce e non nelle mani di estranei curiosi, per quanto l’idea di riuscire a rendere interessante la mia vita a qualcuno che non ne fa parte mi dia un senso di appagamento non indifferente.

Non avere attualmente nulla di cui lamentarmi è un forte limite ed è forse per questo che mi manca l’ispirazione; non si può ironizzare sulla serenità e scrivere regolarmente di quanto sono su di giri ed emozionata in questo periodo finisce per stancare anche me, figuriamoci voi.

Per questo da un po’ di tempo a questa parte lascio tracce con la periodicità dei testi sacri, come dice qualcuno (Salvatore, 2008). Forse devo solo cambiare approccio, riconsiderare lo scrivere un piacere ora che non è più un bisogno.

Oppure aspettare semplicemente che la ruota giri ancora, portando con sé un nuovo, deprimente e prolifico desiderio di catarsi. Ma anche no.

Comunque vada, credo che sia il caso di festeggiare.

Un brindisi alle cose grandi, medie e piccole, alle passioni e ai sogni infranti, a quelli in corso, alla realtà e alle speranze, al passato, al presente e al futuro, ai piaceri e ai bisogni, alla ruota che gira, alle novità, ai difetti, alle ricerche e alle riscoperte, al sorriso, al vivere e al sopravvivere, al coraggio, alla paura, ai tentativi, agli imprevisti e alle lacrime, ai ritorni e alle partenze, alla pazienza, al cuore, allo stomaco e al cervello, alle promesse mantenute e ai propositi dimenticati, alle responsabilità, agli svaghi, all’attesa, agli amori e alle amicizie, alle conoscenze, ai nemici, ai curiosi, ai consigli, ai fallimenti, alle conquiste e alle ritirate strategiche, ai silenzi, alla sostanza e alla forma, alla qualità, alla quantità, alla varietà e alle cose chiamate col nome che meritano… cin cin.

E buon compleanno.

3 Commenti per “Un lustro decisamente lustro”

  1. Auguri Uaua… E auguri al blog

  2. Che onore… a saperlo stappavo lo champagne :)

  3. Cheers!

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