Un San Valentino da leoni
Questa è una storia di fantasia.
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o persone e/o luoghi esistenti è puramente casuale.
UN S.VALENTINO DA LEONI
- E’ questa?
- No non ancora
- E’ questa?
- No
- E’ questa?
- Neanche
- E’ questa?
- La prossima
- E’ questa?
- Ehm no, scusa, la prossima
- E’ questa?
- Sì è questa…
Uscita 45274 destinazione Fuorigrotta: inizia la nostra avventura.
Grazie al nostro instancabile conducente, supportato da soddisfacente segnaletica stradale e da buona dose di ciò che tutti noi per il momento manteniamo a stretto contatto con il sedile,
arriviamo a destinazione: Stadio S.Paolo.
Circumnavighiamo l’imponente costruzione alla ricerca della fatidica
che segnala il punto di incontro con un’ipotetica orda di bloggers che attende il nostro arrivo.
Individuata la
parcheggiamo.
Riattivata la circolazione degli arti inferiori, con le poche articolazioni funzionanti che ci rimangono scendiamo dalla macchina-pullman e scrutiamo, con ovvia curiosità l’orizzonte…tra le balle di fieno rotolanti e un’eco che così chiara si sente solo sulle vette più isolate scorgiamo in lontananza due figure ignote di cui una stranamente familiare.
- E’ lui?
silenzio
- Quello con il cappellino…sì il cappellino è il suo…è lui
- Quello con la sciarpa fucsia?
silenzio imbarazzato
- O e lui o c’è il Carnevale in piazza.
Ci avviciniamo titubanti.
E’ lui.
Saluti di rito…baci abbracci e tanta commozione per l’incontro finalmente realizzato. Mary piange la mancanza di Nomad, ma avrà premura di consolarla per il resto della giornata l’altro personaggio che ancora non conosciamo e che Nemesi provvede immediatamente a presentarci: Maria Giovanna.
Prima tappa: McDonald.
Nello specifico: cessi del McDonald.
Kenneth e Giusy fanno colazione (alle 12.30) con un toast che aspetteranno per due ore, noi optiamo per uno spuntino più tradizionale.
Seconda tappa: Bar.
Losleo si lascia tentare da un toast 4mx4m con ripieno non identificato che il barista provvederà ad occultare ulteriormente liquefacendolo con la scusa di “riscaldarlo un pochino”.
Io mi fiondo su una Prussiana ( che ho sempre chiamato Ventaglio), Mary sulla crostata con marmellata di albicocche. Ci viene offerto il “Caffè dell’amore” ma essendo single per vocazione non accettiamo. Sorseggiando lei il suo cappuccino e io il mio bicchiere d’acqua del rubinetto, osserviamo una coppia sorridente e zuccherosa che civetta al nostro fianco. Loro hanno optato per il caffè dell’amore. Lo bevono con cupidigia e se ne vanno più innamorati di prima. Io e Mary siamo tentate ma resistiamo. Usciamo dal Bar.
Decisioni sul da farsi: i nostri ciceroni ci propongono una BREVE passeggiata nel magico mondo di Mergellina e noi, ignari del loro sadismo, accettiamo all’unanimità.
Prossima tappa, quindi, un’altra : la metropolitana.
Dopo aver recuperato i bulbi oculari di Losleo da un calendario di Charlotte individuato con abile occhio maniacale in un’edicola ci dirigiamo felici ed esaltati verso i binari. Cantando “oh mia bella Mergellina” arriviamo a destinazione.
Spettacolo celestiale… la giornata è meravigliosa, fa addirittura caldo, il lungomare spettacolare e la fame nonostante l’ora ancora non si fa sentire.
Maria Giovanna mi mostra un castello che si intravede all’orizzonte e da buona guida mi spiega che “quello è il Castello dell’Ovo, o il Maschio Angioino, o boh che ne so a Napoli ce ne stanno tanti di castelli”.
Inizia la nostra meravigliosa passeggiata. Le coppiette sfoggiano sugli scogli le loro posizioni più acrobatiche per scambiarsi tenerezze e io ripetendo mentalmente “non ti curar di loro ma guarda e passa”, che diventerà la mia massima del giorno, tento di contenere i danni gravissimi che la loro visione provoca alla mia già scarsa autostima.
Intanto Nemesi fa il piacione con Mary sussurrandole dolcemente che se il destino li ha fatti capitare il 14 febbraio insieme sul lungomare di Napoli ci sarà un motivo e Mary, non riuscendo a trovare altro motivo che quello di buttare in acqua quell’orrenda sciarpetta fucsia ancora avvolta al suo proprietario tenta di reprimere il suo istinto omicida cercando supporto morale in Losleo, il quale finge indifferenza.
Intanto, le due dolcissime coppie della compagnia danno sfoggio del loro amore camminando teneramente mano nella mano, ignorando il fumo che esce dalle orecchie di noi poveri single (per scelta ovviamente) nell’osservare le loro smancerie.
Tra chiacchiere e controchiacchiere l’ora di pranzo si avvicina e lo stomaco inizia a reclamare. Ci affidiamo una seconda volta all’esperienza dei nostri amici autoctoni.
Maria Giovanna propone con entusiasmo un pranzetto tipicamente napoletano nel McDonald più vicino .
Spaventati da tanto ardire confidiamo in una proposta alternativa e Nemesi, compreso che la nostra aspirazione principale è una fumante pizza napoletana, con un “ci penso io” pieno di orgoglio ci incita a seguirlo.
Dopo altri duecento chilometri di lungomare il nostro anelato pranzo ormai pare vicino e infatti finalmente ci troviamo di fronte ad uno dei posti più caratteristici e rinomati di Napoli: Pizza Ciao.
Il fatto che nella cosiddetta “Piazzetta” della nostra città, luogo di culto per i giovani foggiani, ci sia un locale identico per giunta con lo stesso nome ci preoccupa, ma ormai lo stomaco urla vendetta al cielo. Rimpiangendo di non aver ascoltato la proposta di Maria Giovanna acquistiamo arancini crocchette e pezzi di pizza vari ed eventuali e ci dirigiamo verso le scalinate di Piazza del Plebiscito, dove facendoci largo tra le emissioni fisiologiche dei piccioni consumiamo il nostro pranzo in religioso e sconfortato silenzio.
Dopo un meritato riposo durato ben 5 minuti, con 5 chili di arancino sullo stomaco e altrettanti se non di più di crocchetta ( da sottolineare che Losleo se ne conserva metà per i tempi di magra), non vedendo l’ora di percorrere di nuovo i 512km di lungomare che ci separano dalla metropolitana decidiamo di tornare indietro.
Maria Giovanna propone un gelatino in un posto che conosce lei dove lo fanno squisito, il McDonald ovviamente, ma noi fingiamo di non capire. Forse non fingiamo neanche più di tanto.
Il nostro ultimo briciolo di buona volontà svanisce quando ci accorgiamo che il castello che vedevamo all’orizzonte appena arrivati ora è di nuovo di fronte a noi nonostante la nostra marcia in senso contrario. Stranamente nessuno collassa, ma ognuno di noi arricchisce di almeno duecento termini il proprio vocabolario delle parole da censurare.
Finalmente ormai deliranti arriviamo alla Metropolitana… gli ultimi scalini che ci separano dai binari sembrano insormontabili, ma ormai la meta è vicina e decidiamo di non arrenderci.
Ci facciamo coraggio a vicenda in attesa dell’arrivo del treno. Tra i - Su su è quasi finita! – e i singhiozzi smorzati, Mary pensa bene di rallegrarci con gli effluvi del suo piede in cancrena che con espressione estasiata, libera dalla scarpa. Inebriati dai gas che si diffondono velocemente nell’aria, saliamo barcollando sul treno e ci spalmiamo su tutti i posti liberi disponibili, tra gli sguardi compassionevoli dei presenti.
Nei finestrini scorrono a ritroso i paesaggi che poche ore prima guardavamo entusiasmati. Ora i nostri occhi non hanno più neanche la forza per piangere, tranne quelli di Losleo che attendono con ansia di ripassare dalla già citata edicola per rituffarsi nelle grazie di Charlotte.
Finalmente la nostra stazione. La salvezza pare sempre più vicina.
Centottantesima tappa: il Bar di prima.
Con le ultime energie rimaste ci arrampichiamo sulle sedie cercando di mantenere un dignitoso contegno. Losleo ha persino la forza di spingersi al bancone ordinare un “Cappuccino con tanto amore” e trascinarsi una sedia dal tavolino a fianco. Noi altri non siamo così spavaldi e ci accontentiamo di riposare il più possibile le nostre stanche membra. I nostri piedi nel frattempo incominciano a dialogare tra loro.
All’improvviso Nemesi decide di aprire il suo cuore a noi compagni di sventura e ci confessa di essere daltonico, suscitando in Mary un’ovvia domanda – Perciò si è comprato quella sciarpa? -. A nulla serve spiegargli che la maglia beige di Losleo che lui vede verde è verde sul serio. Desistiamo.
Maria Giovanna nel frattempo non si fa capace della simpatia e della loquacità di Mary, deliziosa macchietta (non siamo ancora riusciti a capire se erano affermazioni convinte o una sana presa per il culo), e noi pur di farla tacere le promettiamo che se fa la brava la troverà come prossima sorpresa nell’Happy Meal.
Ormai la giornata volge al termine ed è il momento dei saluti.
Lacrime non più di commozione ma di puro dolore solcano impercettibilmente i volti della compagnia. Gli abbracci di nuovo si sprecano (tranne che per Mary che si limita ad elargire calorose strette di mano) e i nostri due mitttici ciceroni si allontanano verso il tramonto.
Per quanto ci riguarda, i pochi metri che ci separano dal parcheggio sembrano soddisfare il secondo argomento di Zenone contro il movimento eppure riusciamo a percorrerli. Tutto è bene quel che finisce bene. E invece no. Kenneth e Giusy non si danno per vinti e si avviano nuovamente verso l’orizzonte alla ricerca di sigarette e sfogliatelle.
Torneranno vincitori dopo svariati minuti portando con loro un meritato trofeo: l’anello del potere, invidiato per tutto il giorno al caro Nemesi e ritrovato alla modica cifra di 2700 euro (ah il cambio degli hobbit) in una fumetteria.
Finalmente inizia il viaggio di ritorno.
Accompagnati da effluvi ben più gradevoli di quelli emanati dai piedi di Mary, grazie all’encomiabile iniziativa di Losleo(tra l’altro promosso insieme a Mary fornitore ufficiale di sigarette di Nemesi che “non le compro perché ho smesso di fumare”) che ha pensato bene di portarsi appresso la cugina cubana omonima di Maria Giovanna viaggiamo sulle note delle nostre vesciche che scoppiano e, senza accorgersene, ci troviamo nuovamente nella nostra mai così tanto amata città.
La macchina-pullman si trasforma in scuolabus e accompagna quel che rimane dell’allegra compagnia alle rispettive case. Un saluto silenzioso, i miei calli parlano per me e finalmente mi ritrovo nella mia stanza pronta a trascorrere il resto del S.Valentino con l’unico uomo che riesco tutt’ora quotidianamente a portarmi a letto: Morfeo.
Ma questa è un’altra storia.
Categoria: Ogni passo avanti è un passo in meno




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