Verso il confine
Sulle guide, il camping Miraflores viene presentato come un’oasi verdeggiante distante solo 2km dal centro di Rapallo.
Il sito internet, oltre a enfatizzarne la posizione strategica rispetto a mare, montagna e alcune tra le “località più incantevoli del mondo”, elenca un’infinita serie di attività riservate ai clienti (immersioni, vela, trekking) e sottolinea la presenza di comfort per tutte le età (internet, piscina, parco giochi).
La descrizione lo fa sembrare un compromesso ideale tra ambiente e progresso.
E infatti lo è.
Uno splendido esempio di natura incontaminata, per dirne una, è osservabile nei suoi bagni, in cui diversi ecosistemi convivono armoniosamente ed esotiche specie animali e vegetali possono riprodursi al riparo da qualsiasi forma di intervento umano.
A chi propugna la necessità di un ritorno dell’umanità allo stato brado questi luoghi sembreranno un paradiso in terra.
Per chi, invece, preferisce un ambiente più civilizzato, i segni dell’uomo sono ben visibili a soli 100 metri dall’ingresso del campeggio, laddove si erge, monumentale e grandioso, il casello autostradale.
Unica divisione tra le tende e l’autostrada, posta tra il guardrail e una recinzione che ha visto tempi migliori, una siepe spennacchiata e ingiallita segna un confine metaforico (molto metaforico) tra il viaggio e la sosta. Meno poeticamente, ad essa è affidato il gravoso compito, al quale, come prevedibile, assolve piuttosto grossolanamente, di proteggere i fortunati clienti dagli incessanti rumori del traffico.
In questo connubio perfetto tra uomo e natura, i nostri eroi arrivarono alle 22 di sabato 11 agosto, dopo dieci ore di macchina, quattordici ore di veglia e circa due ore di code e rallentamenti vari.
Dopo una breve e inutile conversazione con la signora della reception erano finalmente giunti alla loro piazzola. Ampia, vicinissima alla toilette, circondata da giovani hippie e, soprattutto, situata a pochi centimetri dalla siepe sopracitata.
- Hai notato? Dopo un po’ che le senti sembrano onde in risacca… -.
Ben lontana da qualsiasi forma di romanticismo spicciolo, non tanto per l’orario, quanto per la distanza temporale tra la conversazione in corso e l’ultima doccia fatta da entrambi, A. cercava di convincere C. e se stessa che è possibile dormire anche con centinaia di automobili che sfrecciano a pochi metri dalle tue orecchie, ma lui, assorto nei suoi pensieri, non la stava ascoltando. Cercava di capire perché, dopo aver eseguito minuziosamente le istruzioni che il commesso di Decathlon gli aveva ripetuto più e più volte e che l’avevano convinto a comprare una tenda considerata l’ultimo ritrovato della tecnica in fatto di “campeggio comodo” è facilissimo, bastano pochi secondi, deve prenderla da qui e lanciarla in aria, dopo i 3 secondi entro i quali l’intera struttura si sarebbe dovuta automontare, si ritrovava davanti un groviglio informe di tubi flessibili, poliestere e polietilene le cui fattezze ricordavano vagamente un quadro di Picasso.
Mentre cercava di riprodurre mentalmente la sequenza di gesti compiuta, per capire dove avesse commesso l’errore, improvvisamente, come animata di vita propria, la tenda si gonfiò e con un energico flop si eresse in tutta la sua fierezza. Lui, imbambolato, rimase a scrutarla a lungo, convinto che lei ricambiasse lo sguardo e che con quel gesto avesse voluto manifestare tutto il suo disprezzo per l’incapacità umana.
Quando A., continuando inconsapevolmente a parlare da sola, prese i bagagli e ci si infilò dentro, C. esitò a seguirla. Poi, il sonno ebbe il sopravvento sul timore che quel mostro telato li avrebbe divorati durante la notte e si convinse ad entrare.
Le onde in risacca cullarono i loro incubi fino al mattino.
L’indomani A. e C. si svegliarono di buon’ora, decisi a raggiungere il prima possibile il suolo straniero. Dopo una rapida escursione in città, più per evitare i vari ma come, siete andati a Rapallo, la perla del Tigullio e non l’avete visitata? che per reale interesse, i due si rimisero in viaggio alla volta della frontiera.
Dopo tre ore di strada, con l’ultima sosta italiana arrivò anche il momento che A. aveva tanto temuto, ma che ora non poteva più rimandare: la Telefonata.
- Pronto? -
- Mà… sto per uscire dall’Italia. -
- Ah… va bene chiamami quando arrivi. -
- Eh no, col cellulare si paga troppo. Ti chiamo con una scheda. -
Tonfo.
- Mamma? Ci sei? -
- … sì. E quando mi chiami?-
- E non lo so, dipende da quando compro la scheda… magari ti mando un messaggio stasera e ci sentiamo domani, ok? -
Tonfo.
- Mà??? Vedi che il cellulare lo spengo, sennò si scarica… -
- E se ti devo dire qualcosa? -
- E me la dici quando ti chiamo. -
- E se è urgente? -
- Mà… ti ricordi quando appena diplomata andai in vacanza con AmicaT e dopo due giorni mi si scaricò il cellulare e siccome dormivo in mezzo alla strada non sapevo dove ricaricarlo e ti ho chiamato dopo una settimana da un campeggio in Svizzera? -
Silenzio.
- Dimmi mamma, è questo che vuoi? -
- D’accordo ci sentiamo domani. -
fine seconda puntata
Categoria: Sono soddisfazioni...




maluna immagina che soddisfazione quando scoprirà gli mms!
anche i miei questìanno sono andati in vacanza all’estero e finalmente mio padre ha imparato a mandare gli sms… :) ho un padre al passo con i tempi mi sa :P
Maluna
amicaT stanotte ti ho sognato… non era un incubo e già questo è un punto a tuo favore… ma ndo stai? Il coquinho si è già ripreso il filo? Ma sto wireless?????
abreast a breve, a breve… sono contenta che ti piaccia :)
a quando la terza puntata (mi ero perso la prima, l’ho letta assieme a questa)? descrivi talmente bene la tua vacanza, oltre a farmi scompisciare dalle risate, che sembra di essere stato anch’io con voi!!!
oooo..forse forse una volta tanto ho l’onore di essere la prima a lasciarti un commento! beh, però raccontato così, sembra che sono io che ti travio…racconta anche qualcosa di più tranquillo che abbiamo fatto insieme….magari inventalo, vah!! io mi ricordo ancora la prima chiamata a mi madre: “com’è la svizzera?”. “è piena di erba, aerei e uccelli!”. nelle mie intenzioni mi riferivo agli aerei che, ogni 6 o 7 minuti, ci passavano a 10 metri dalle teste, le papere che quaqquavano(…) tutto il giorno e gli immensi prati verdi… il mio inconscio probabilmente si riferiva alle megatrombe, ai “piccioni” che giravano per il campeggio, ma il rumore assordante degli aerei credo abbia trovato concordi tutti i piccoli artefici di pensiero che vivono nella mia mente…